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Il Resto del Carlino – Coraggio, imbarcatevi per Ustica

CERVIA — «Il Vajont per me è finito. Adesso il mio viaggio a teatro è quello di I-Tigi». In una lunga tournée (stasera alle 21 è ai Magazzini del Sale, info 0544 975166) Marco Paolini manipola ogni sera la materia incandescente e ambigua di Ustica, del volo (in sigla, I-Tigi appunto) che nel giugno 1980 si concluse nel mistero e nella morte di 81 passeggeri. Paolini dipana le fila di un intreccio dove le risposte nascono da rivelazioni di depistaggi, smascheramento delle bugie dei comandi dell'Aeronautica, con le stesse domande che hanno la forza di una denuncia. E con la passione per storie che fanno riscoprire la memoria (nei progetti c'è la ripresa del suo lavoro su Porto Marghera).
«Ogni sera, dopo lo spettacolo, qualcuno mi chiede se rifarò il Vajont, mi dicono di quanto fosse riuscito, compiuto. Ma il mio impegno ora è di fare un percorso analogo su questo argomento, di rendere eloquente questa storia». Il risultato è già appassionante. A qualche breve eccesso didascalico Paolini contrappone una miscela di umanità e di impegno politico, dove le menzogne sfociano nel grottesco, dove quasi ogni traccia è stata smarrita. Racconta la sensazione provata nell'hangar dove ci sono i resti dell'aereo Itavia, il vuoto di quella carcassa ricostruita per frammenti, e nell'angolo i pezzi di un Mig dell'aviazione libica (forse la chiave della vicenda).
Il testo è scritto insieme a Daniele Del Giudice. E nel caos di tracce radar di aerei militari di tante nazioni, le cui presenze si intrecciano agli ultimi istanti dell'aereo civile abbattuto, c'è la chiave della guerra esplosa quel giorno nel cielo di Ustica. «La domanda è: chi non aveva un'esercitazione militare quella sera?».
I monologhi di Paolini sono sempre aperti a sviluppi durante le tournée. «Da quando l'ho presentato a Bologna, un anno e mezzo fa, ho avuto il tempo di scoprire nuovi elementi. Ma è inutile dire quello che trovo. Ciò che ho in mano è quello che si vede, è il raccontare sera per sera, andando sempre alla ricerca». Magari incontrando persone che si presentano come testimoni. «Sono di tre categorie: quelli in buona fede, i mitomani e gli agenti dei servizi segreti».

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