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Il Resto del Carlino (Rovigo) – "Tra il rugby e la piazza" Paolini incanta il pubblico

Tutto esaurito per l'attore bellunese che ha portato a Rovigo l'ultima versione del suo spettacolo "Album d'Aprile". Il ricordo della tragedia dell'altra città del rugby, L'Aquila, devastata dal sisma

Rovigo, 10 aprile 2009 - "E' triste per una città perdere la sua squadra. Ma per una squadra, perdere la sua città è addirittura inconcepibile. In Italia, solo due città hanno uno stretto rapporto con il rugby. Una è Rovigo, l’altra non c’è più". Ha deciso di dedicare la sua ultima versione di “Album d’aprile, tra il rugby e la piazza” alla tragedia che in questi giorni affligge L’Aquila, Marco Paolini, di scena l’altra sera al Teatro Sociale. E con due parole sole, "Alzati Rovigo"», ha ha chiesto a tutti in sala "di fare quello che non siamo più abituati a fare, stare in silenzio per un minuto, come se la terra tremasse anche qui, per quel minuto".

Il sipario si alza così in modo quasi scioccante, per accompagnare gli spettatori, che quasi non se ne rendono conto, nel bel mezzo dell’opera, coinvolti in un monologo che inizia facendo ridere e finisce costringendo a riflettere, perchè il ‘piccolo’ passato dei personaggi che prendono corpo attraverso le parole di Paolini è infilato in un passato più ‘grande’, quello dei grandi avvenimenti storici, quasi in sottofondo, come le note della chitarra che lo segue e che a volte si impone, impadronendosi dei suoi silenzi.

Proprio come, ad un certo punto, le manifestazioni politiche degli anni Settanta spezzano il ritmo degli allenamenti della squadra giovanile Iole Rugby Trevigi, accanto ai cui giocatori Paolini è bravo a trascinare l’uditorio, che quasi si sente in partita con loro. Il pilone, l’ala, il mediano di mischia sono gli stessi che fuori dal campo preparano gli striscioni per le grandi parate rivoluzionarie nazionali, alle quali partecipano in modo un po’ goffo e molto umano.

I ragazzi allenati dal parroco amante del rugby, sono gli stessi che restano segnati dall’esplosione di piazza della Loggia, nel 1974. "Le bombe hanno lasciato il segno nella mia terra" ripete Paolini. Era una piazza come la loro, come quella dove si scendeva a manifestare e dove Nicola, il protagonista, avrebbe voluto portare anche Norma, la sua amata. "Vieni Norma, vieni qui al centro della piazza, non stare lì sotto i portici, qui è diverso...".
Norma in quel ‘grande’ movimento, non si è mai lasciata coinvolgere, come invece ha fatto con il ‘piccolo’ bar della Iole, "la più giovane vedetta partigiana nel ’45, che per anni aveva diretto un bordello, poi l’aveva venduto e con i soldi si era comprata il bar".

"Il posto migliore per crescere. Io nel bar della Iole ho imparato tutto quello che so della politica, dello sport, dell’amore", dice Nicola. E alla fine dello spettacolo, uscendo da teatro, la sensazione che resta è quella di esserci entrati, nel bar della Iole, come nel campo della Rugby Trevigi, che in quella stagione arrivò in finale e vinse anche a Rovigo. E anche all’ospedale dove era stato ricoverato il pilone Barbin, massacrato di botte dopo uno scontro in piazza contro le camicie nere, quello che a tre quarti della partita chiedeva sempre: "Chi ha vinto?", perchè non sapeva giocare e tenere il conto dei punti contemporaneamente.
"Guarda Barbin, guarda qua, indovina chi ha vinto. Abbiamo vinto noi!". E le luci si spengono.

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