di Ivan Ferigo
A "Belluno Miraggi" arriva il "Bestiario idrico" di Marco Paolini. Sabato prossimo alle 21 al Teatro Buzzati va in scena uno degli appuntamenti più attesi della stagione curata da SlowMachine. L'affermato attore, autore e regista torna nella sua città natale per raccontare ancora il nostro territorio e le sue acque, mettendone in luce il ruolo strategico, urgente e sensibile. Il tema, ribadito una volta di più, dei contratti di fiume.
Uno spettacolo, quello scritto con lo scienziato Giulio Boccaletti e diretto dai Fratelli Dalla Via, che indaga il ruolo spesso invisibile delle opere idrauliche che hanno modellato il paesaggio italiano: fiumi, canali, bonifiche, reti d'acqua. Narrando, attraverso storie umane e naturali, come la gestione delle risorse idriche abbia influenzato profondamente l'equilibrio degli ecosistemi e la vita sociale. Un lavoro, prodotto da Jolefilm e Teatro Stabile del Veneto, che è un nuovo capitolo del progetto triennale "Atlante delle rive", cui la compagnia guidata da Rajeev Badhan partecipa. Negli ultimi anni, il dialogo artistico di SlowMachine con Marco Paolini si è consolidato attraverso importanti collaborazioni nei percorsi laboratoriali e territoriali. L'arrivo di "Bestiario idrico" a "Belluno Miraggi" segna così un passaggio naturale e significativo all'interno di un progetto che mira a rafforzare la consapevolezza del territorio.
Paolini, un rapporto con l'acqua (e con i fiumi) che si rinnova.
«Non so se l'ho scelto. Per un po' di tempo mi hanno detto "parli sempre di neve", poi "parli sempre di acqua". È probabile che in qualche maniera gli elementi fisici siano qualcosa che mi attrae intimamente. Qui però parlo più specificatamente di fiumi. Di una risorsa che condiziona la vita e rischia di diventare rara o non disponibile quando serve».
Ciò in continuità con i suoi più recenti progetti: da "VajontS 23" a "Mar de Mola", fino ad "Atlante delle rive" e "Fiumi scomparsi". Si rinsalda pertanto anche il legame con Belluno e con SlowMachine.
«Sì, perché c'è condivisione di percorso. La rete con gli artisti veneti, e non solo, è una necessità per un progetto che non può essere individuale, ma bisogna abbia una direzione condivisa. La materia è ampia, i fiumi sono realtà che non possono essere prese a campione. Bisogna avere l'umiltà di ricordarsi che ognuno di essi è una storia a sé, anche se poi sono legate insieme. In ambito accademico, quando un idraulico deve occuparsi di un bacino o di un fiume, è normale abbia a che fare con colleghi che sono intimamente, per esperienza e affinità, legati a quel bacino o quel fiume. Ogni storia ha elementi che la differenziano fortemente da altre. Quindi nessun artista da solo può immaginare di fare un atlante delle rive. Una rete di artisti lo può affrontare».
Una condivisione che ha portato a "Bestiario idrico".
«È una necessità del nostro tempo, quella di superare la creazione individuale e immaginare una ricerca per gruppi e per aree. Questo nel mondo scientifico è una prassi, in quello artistico oggi c'è molto individualismo. Un progetto di questo tipo si propone di porvi degli argini a favore di una coralità. Non è solo rete, non è solo collaborazione, ma anche individuazione del coro come elemento fondante di una poetica, di un linguaggio».
Di cosa si parla in questo lavoro?
«Questo spettacolo è immaginato come un viaggio. Un'esplorazione fantastica, non nei canoni del realismo. Per avventurarci nella conoscenza di un mondo come questo, ho avuto bisogno di poter immaginare, di entrare nel corpo liquido, nella realtà della circolazione dei fiumi sotterranei e superficiali. E di trovare una specie di compagno di viaggio, di Virgilio, che mi porti dentro questo universo. Però ciò che racconto sono elementi la cui natura scientifica e fisica io rispetto profondamente. Invento un punto di vista per parlare di cose vere. Non dico molto dello spettacolo per non anticipare troppo; però è un viaggio che parte dal Golfo di Venezia e poi spazia fuori dai confini anche dell'Europa, avvicinandosi a un altro mondo, lontano dal nostro ma che ci assomiglia fisicamente: il Golfo del Bengala. Per poi ritornare a parlare di storie non solamente dal nostro punto di vista di umani, ma anche di altre specie che popolano i fiumi».
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