tratto

Cerca un articolo

IlGrido.org – Ballata di uomini e cani

Ritorna, o sarebbe meglio dire approda, al Teatro Argentina di Roma Marco Paolini con la “Ballata di uomini e cani” dedicata a Jack London.

È la tappa romana di uno spettacolo che da tre anni vaga tra «boschi, rifugi e ghiacciai» mutando, crescendo e affinandosi senza mai perdere lo spirito libero che ha sempre guidato le scelte di London e quelle dello stesso Paolini. Con questo spettacolo l’attore veneto sospende momentaneamente il racconto civile e politico, per dedicarsi all’antica passione per lo scrittore americano di “Zanna Bianca” e “Il richiamo della Foresta”.

Tre racconti di uomini e cani (“Macchia”, “Bastardo” e “Preparare il fuoco”) diventano il pretesto per far partire una narrazione coinvolgente. In “Macchia”, dal sapore delicatamente umoristico, il cane è un ribelle che non assolve all’unico compito per il quale è stato acquistato, trainare le slitte dei cercatori d’oro. Il tono si fa vivace e drammatico con “Bastardo”, dove il conflitto tra il cane e il padrone raggiunge intense vette di amore e odio e infine con “Preparare il fuoco” ci uniamo allo sguardo commovente del cane che vede il suo padrone morire. Il ritmo orale, dove Paolini eccelle, questa volta si amalgama con le belle musiche composte ed eseguite dal vivo dal trio composto da Lorenzo Monguzzi, Angelo Baselli e Gianluca Casadei e alle video-animazioni di Simone Massi.

In due ore di spettacolo passano in rassegna temi cari a London, di cui l’attore si appropria per un tributo che vorrebbe anche demolire il binomio London-libri per ragazzi. «A lui devo una parte del mio immaginario - racconta Paolini -, ma Jack non è uno scrittore per ragazzi, la definizione gli sta stretta. È un testimone di parte, si schiera, si compromette, quello che fa entra in contradditorio con quello che pensa. È facile usarlo per sostenere un punto di vista, ma anche il suo contrario: Zanna Bianca e Il richiamo della foresta sono antitetici. La sua vita è fatta di periodi che hanno un inizio e una fine e non si ripetono più. Lo scrittore parte da quei periodi per inventare storie credibili dove l’invenzione affonda nell’esperienza ma la supera».

Chi è abituato al Paolini narratore d’impegno civile e politico non rimarrà deluso, perché sul palcoscenico è schierato anche il Paolini che racconta dell’eterno e irrisolto rapporto tra uomo e natura, di vagabondaggi vecchi e nuovi, di ricerche dell’oro, di sfide con i propri e gli altrui limiti. D’altronde come diceva Italo Svevo «dai cani, diretti dagli odori, l’indifferenza di fronte alla vita non c’è mai. Non sono mai semplici indifferenti stranieri, ma sempre amici o nemici».

Cerca un articolo