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L’ Arena – Il rugby di Paolini, metafora della vita

L'odore della sifcamina, "i metri da conquistare", la squadra, lo spogliatoio. Il rugby sport "da trincea" dove ciò che conta è solo il fattore terra - e la vita di un gruppo di ragazzi di provincia alle prese con la maturità, la lotta politica, le prime, timide passione per le donne, i cortei di piazza, il bar. C'è davvero un po' di tutto in "Album d'aprile", lo spettacolo dell'attore e autore bellunese Marco Paolini andato in scena al teatro Salieri come terzo appuntamento del ciclo dedicato alla prosa. Un itinerario articolato e mai banale nel quale l'artista veneto, molto apprezzato dal pubblico anche con applausi a scena aperta, intreccia con ironia ma anche straordinaria umanità storie individuali e collettività, il campo da rugby e la piazza. In questa fotografia dell' Italia della metà degli anni Settanta Paolini e il suo alter ego Nicola- protagonista e filo conduttore di una "storia inventata" ma con dentro molte cose vere, mescolate e combinate si dividono tra il campo dove milita la mitica squadra giovanile Jole, i tumulti di piazza e qualche puntatina al bar dove, tra ombre e "folpi", viene insegnata la vita. Quella vera, quella "da trincea", che ritrovi quando, tutto ricoperto di fango, giochi a rugby. In quei tempi di scontro e di impegno politico, i ragazzi di Paolini, arrivati ormai all' ultimo anno della maturità, vivono in una sorta di piccolo mondo di provincia fatto di persone, di luoghi fisici ed ideali, di passioni, di contrapposizioni. Sullo sfondo oltre al campo da gioco, metafora di vita come la "bala- omo" con cui il giocatore che cede la palla si uniforma " al vizio nazionale di chiamarsi fuori" lo spettatore incontra i compagni di squadra, Tarcisio, il "preteoperaio" sospeso a divinis che alle regole dello sport affianca una sua personalissima lettura dei libri sacri, la Jole " la giovane partigiana che prima faceva il mestiere e che poi con la sua collana di rubini si è fatta il bar", un " mondo perfetto" dove i ragazzi tra una partita e l' altra si ritrovano ed imparano a vivere. Ma in questa piccola quotidianità individuale che a poco a poco si fa collettiva, ci sono anche e soprattutto le riunioni al circolo Primo Maggio, le meticolose trascrizioni dei verbali delle assemblee, gli striscioni tazebau da scrivere con i pennarelli che vanno rigorosamente " rubati alla Standa da uno con la faccia giusta" , i cortei, i comizi dei " fassi". Oltre alle bombe, naturalmente. Quella di piazza Fontana quando Nicola à solo uno studente di terza media e quella di piazza della Loggia a Brescia, che i ragazzi, dopo la maturità, vanno a visitare. Paolini, accompagnato dalle note del chitarrista Lorenzo Monguzzi, si muove sul palcoscenico come su un campo da rugby: tra l'odore di sifcamina e il fango, con in braccio quella palla ovale "fatta a spicchi", e in testa, ancora una volta, quella "terra da conquistare".

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