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La Difesa del popolo – Il paesaggio perduto

Un viaggio nel Nordest che rincorre la poesia dialettale

Marco Paolini al Verdi di Padova

"Prima de parlar, lezi" è la lezione di "Bestiario veneto. Parole mate". Dopo aver narrato in teatro e in tv cos'è stato il Vajont e cos'è Venezia con la sua laguna (nel "Milione Quaderno veneziano"), il nuovo spettacolo che Marco Paolini fino ad aprile porta nei teatri di Veneto e Friuli lascia la tranquillizzante "Laguna mondo" per planare sulla terra dei campanili e dei fiumi, attraversata dalla "linea degli ossari", fino alla "galassia pedemontana". La scoperta della lettura, di quelle poesie dialettali che sono il miele di tutto lo spettacolo, è scoperta da comunicare.

Cos'è "Bestiario veneto"? "Stasera - ammonisce Paolini - non c'è la storia. È un filo che si rompe da tutte le parti". "Bestiario" infatti racconta una geografia. Un paesaggio che si è perso, che si ricompone attraverso la poesia dialettale, i racconti ambientati in queste terre. È la scoperta di quel neologismo, "paesaggire", inventato da Zanzotto. Detto così sembra un'operazione troppo intellettuale: invece è uno spettacolo per tutti (i giovani affollano sempre il teatro) spassoso oltre che poetico, che sa prendere per mano. Si parte da un paesaggio ridotto a minuscolo spazio tra una riga e l'altra, su una carta stradale. Su questa terra, il Nordest, "c'è un eccesso di attenzione politica, economica. Del paesaggio non si parla mai". Un paesaggio scandito da cippi della memoria, come gli ossari, che ritmano, dopo una guerra finita, un infinito dopoguerra, con una retorica dura da scalfire. Un paesaggio che non ha centro, e quindi neanche periferia.

Natura e poesia: quelle voci letterarie che Paolini fa rivivere ("l'attore prova a far suonare il libro"), recitandole, urlandole, cantandole. Puoi arrivare ad amare un dialetto che non hai mai amato: "Mi sono riconciliato - ammette - con la lingua: la lingua sono le cose stesse". E non importa capire subito, capire tutto. Il testo "Parole mate" di Ernesto Calzavara, che dà il sottotitolo allo spettacolo, Paolini ammette di non averlo ancora capito. Ma basta il suono, a volte. Come il suono dello spettacolo che avvolge. Grazie anche alle musiche dei Maistral, il quartetto che accompagna Paolini sulla scena e merita, come lui, abbondanza di successo.

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