di Anna Bandettini
Dice che parlerà di anguille, di cose come "capofonte", di fiumi come "personaggi", di acquedotti come "creature" per un grande racconto epico sull'acqua, «perché non c'è cosa più legata alla nostra vita, ma sprechi e cattivo uso stanno mettendo a rischio questa risorsa fondamentale». Marco Paolini e sempre l'abile attore-narratore che più di trent'anni fa inventò una formula destinata a segnare la storia del teatro, il teatro/narrazione appunto, evoluta via via da Il racconto del Vajont del 1993 fino al nuovo spettacolo, Bestiario idrico, riflessione sui disastri dell'ambiente idrico che debutta il 21 e 22, per l'Estate teatrale, al Teatro Romano di Verona: con Paolini c'e la cantautrice Patrizia il venerdì Laquidara e il Coro delle Cicale diretto da Giuseppina Casarin, in una coproduzione Jolefilm-Teatro Stabile del Veneto. È la prima tappa dell'Atlante delle rive, progetto triennale di Paolini che il 28, Giornata mondiale dei fiumi, darà vita a 40 eventi in tutta Italia.
Paolini, cosa c'entra un tema come l'acqua a teatro?
«In Italia si parla di acqua solo quando manca o esonda. Ma e il bene comune per eccellenza e non è infinito. Dobbiamo ridarle dignità di protagonista. E il teatro può trasformare un tema tecnico in un racconto epico che coinvolge il pubblico».
Cos'è l'"Atlante delle rive"?
«Un progetto triennale, che mette in rete esperti, artisti e cittadini per costruire un ritratto dell'Italia dei fiumi, un atlante di storie, dati e voci locali. Un lavoro di comunità con incontri, laboratori, spettacoli, tecnici, divulgatori e ingegneri ambientali».
Il 28 cosa accadrà?
«Per la Giornata mondiale dei fiumi abbiamo messo in piedi un'opera corale, 40 eventi per raccontare i fiumi d'Italia. E il seguito ideale di Vajont 23, che non ha l'ambizione di risolvere i problemi ma di raccontarli per far nascere una consapevolezza nei cittadini e in chi governa».
La prima tappa dell'Atlante è il debutto di "Bestiario idrico", il suo nuovo spettacolo.
«E un viaggio tra cronaca e immaginazione, dati e memoria personali, senza prediche ma con il piacere di raccontare. È l'evoluzione di Mar de Molada, lo spettacolo che lo scorso anno ha raccolto 8.000 persone in quattro tappe lungo il Piave e da cui provengono i cittadini che faranno il coro greco ma solo nello spettacolo di Verona, non nelle repliche successive di Venezia, Ravenna, Treviso, Trento».
Il testo lo ha scritto con lo scienziato Giulio Boccaletti, la collaborazione dei fratelli Dalla Via (anche registi) e Michela Signori. Cosa raccontate?
«L'Adige, il Vajont, i fiumi deviati, siccità e piene, ma con la lingua del teatro, che arriva alla pancia, non solo alla testa. Bestiario idrico è un invito a conoscere l'acqua, non solo usarla»
Non e un compito degli scienziati o dei politici?
«Certo, ma noi possiamo rendere fertile il terreno per nuove idee. L'Atlante delle rive vuole creare cittadini curiosi e attenti. Se facciamo capire che l'acqua non è disponibile perché esiste in natura, che non basta chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti, è già un passo avanti. L'invito è di diventare parte attiva, "stakeholder", non cui provengono i cittadini che solo spettatori, di una sfida decisiva per il futuro di tutti».
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