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La Gazzetta del Mezzogiorno – Ustica: una tragedia globale

TEATRO

Stasera nella chiesa di Sant'Antonio a Barletta

Paolini racconta vent'anni d'agoscia

Il suo è un teatro essenzialmente di parola e alla parola, oltre all'incantamento della fabulazione e alla voglia di una genuina comunicazione, affida spesso un messaggio di impegno civile e di riflessione collettiva. È il teatro di Marco Paolini, il quale dopo il Racconto del Vajont ancora una volta affonda le mani in un capitolo buio della storia d'Italia, riportando alla memoria la strage di Ustica. A vent'anni di distanza, Paolini ripercorre i tratti del terribile evento intorno a cui si sono sviluppate indagini, inchieste giudiziarie, commissioni parlamentari, imputazioni, assoluzioni per farne una vibrante orazione teatrale: I-TigI: racconto per Ustica, in scena stasera nella chiesa di Sant'Antonio di Barletta per la stagione del teatro Curci e il 5 e 6 aprile ai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.

Da solo in scena, aiutandosi con una lavagna e facendo affidamento su una cartella piena di fogli, Paolini si mette sulla rotta del Dc 9 dell'Itavia (la cui sigla è I-TigI) in volo da Bologna a Palermo, che la sera del 27 giugno 1980 fu abbattuto da un missile inabissandosi nelle acque di Ustica con i suoi 81 passeggeri. Con incalzante narrazione, l'attore si addentra minuziosamente nella sequenza degli avvenimenti, scava nei risvolti della storia e della cronaca, riversa sulla platea lo sgomento degli enigmi mai risolti.

Paolini, come nasce questo spettacolo: da una sua esigenza civile o da un committenza specifica?

«La proposta di raccontare la storia di Ustica mi è arrivata nell'estate del 1999 da Daria Bonfietti per conto dell'Associazione familiari delle vittime del disastro. Ho lavorato insieme a Daniele Del Giudice, Giovanna Marini e ad altri consulenti, giornalisti, periti. Ovviamente la difficoltà maggiore è stata l'opera di selezione e sintesi dell'enorme mole di dati contenuti nella sentenza istruttoria depositata dal giudice Rosario Priore. Da questo lavoro è nato un copione, che è diventato lo spettacolo I-TigI: canto per Ustica, presentato a Bologna nel giugno 2000 e in seguito a Palermo».

In cosa differisce l'attuale versione che ora presenta in Puglia?

«Non ci sono più le canzoni di Giovanna Marini, sono rimasto solo con le mie parole ed ora Racconto per Ustica è più simile ai miei precedenti spettacoli. Ho sentito il bisogno di tornare alle origini, decomporre il lavoro fatto e ritrovare una narrazione semplice. Sera per sera uso lo spazio teatrale come un'aula e seguo l'evolversi della vicenda in un'altra aula: quella del tribunale di Roma dove questa vicenda viene ancora radiografata, indagata e contestata agli imputati. Mi sembra necessario raccontarla ancora per modificarla, per farla diventare un modo di ragionare su ciò che ci accade intorno: per questo la proposta è rivolta soprattutto a piccoli teatri, scuole, gruppi di associazioni che possono essere interlocutori attivi».

Paolini, come un fatto così tragico, si è trasformato in narrazione, in teatro civile?

«La storia del Dc 9 I-Tigi è di quelle che vanno raccontate perché contengono tutti gli elementi della tragedia classica, come l'insepoltura, la mancanza di giustizia, il confronto impari tra vittime e potere, ma in più questa vicenda propone alcuni argomenti di stringente attualità. Questa è una tragedia globale perché vittime, testimoni e colpevoli appartengono a paesi e sistemi diversi e non c'è nessun giudice che riesca ad erigersi al di sopra delle differenze e dei conflitti planetari fra ragioni del diritto e ragion di Stato, tra richieste di giustizia, esigenza di verità e convenienza del silenzio, inconfessabili decisioni, arroganza dei poteri».

Lei racconta denunciandoli i mali nazionali. Cosa, in questo momento potrebbe ispirare la sua narrazione?

«Io sono anacronistico, quando le cose si vivono, vanno vissute, non raccontate. Non faccio l'instant book».

Ritorna in Puglia dopo aver presentato due anni fa il «Bestiario Italiano»: che rapporto ha con questa terra?

«Oltre il 70% del mio lavoro si svolge nel Centronord, ma non mi appaga. A Sud fare teatro ha un senso diverso, mi dà soddisfazione. Quanto alla Puglia, è una terra che ho nel cuore, lo testimonia l'intero capitolo dedicato a Lecce nel mio Bestiario Italiano».

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