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Intervista «La mia veglia con gli antenati a parlare di futuro»

Ho raccolto le speranze e i timori dei ragazzi delle scuole superiori e li ho trasformati in una storia

Si aggiunge un nuovo capitolo alla riflessione di Marco Paolini sul rapporto tra società e innovazione, presente e futuro. Do-po la trilogia a sfondo tecnologico formata da «Le avventure di Numero Primo», «#Antropocene» e «Tecno Filò», arriva per la prima volta in Piemonte «Filo Filò», incrocio tra suggestioni della tradizione e stimoli provenienti dalla «generazione Greta».

«Nella tradizione veneta, il "filò" è la veglia di stalla, una forma di spettacolo primitiva del mondo contadino», racconta l'attore bellunese. «Immagino di organizzare un filò in cui ragiono sul futuro con gli antenati. La storia nasce dagli spunti che ho ricevuto dai ragazzi delle scuole superiori, quando la scorsa primaver

a ho chiesto di parlarmi delle loro speranze e preoccupazioni».

Cosa è venuto fuori?

«Prevalgono le preoccupazioni. Soprattutto la percezione che la crisi sia un orizzonte di normalità e che un futuro sia possibile solo fuori dal-l'Italia. Ma lo spettacolo non è un dialogo con i ragazzi. Ho cercato di articolare le loro domande in maniera autonoma, costruendo una storia che occupa la prima parte dello spettacolo e che ne contiene altre, che vengono attivate nella seconda parte anche grazie all'interazione con il pubblico».

Sarà un vero e proprio mini-tour della provincia piemontese: Venaus, Gavi, Calamandrana.
«Mi piace girare perché mi permette di lavorare su uno spettacolo e sul suo continuo divenire, e sono un orgoglio-so provinciale. Amo la città e quando passo da Milano so-no sempre felice di scoprire che ci sono persone che riescono ancora a viverci: io do-po un po' sento il bisogno di tornare alla mia dimensione, in riva al Brenta, tra Venezia e Padova. Sento che il ritmo della provincia è quello che mi corrisponde intimamente».

Da anni ormai la tecnologia è al centro della sua attenzione e dei suoi spettacoli: perché?
«Ragionarvi sopra è un buon esercizio. Rispetto a certe innovazioni potremmo avere semplicemente paura o anche non pensarci perché tanto moriremo prima di vederle realizzate, ma sarebbe una fregatura proprio nei con-fronti dei ragazzi del Friday For Future e delle loro domande».

 

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