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LA REPUBBLICA- "Io, a piedi in Russia per rivivere la ritirata di Rigoni Stern"

Ognuno nella sfera personale e professionale, affronta la vita come una marcia. Ecco la marcia di avvicinamento, conoscenza ed elaborazione che Marco Panlini, protagonista da martedi all' Argentina de il sergente da Mario Rigoni Stern, he avuto con il romanzo di Rigoni Stern "Ilsergente nella neve" L'idea di base, intanto. «Anno 2004. Ero stanco di fare lo spettatore di guerra, stanco di sentire commenti e spiegazioni e anche posizioini politically correct di chi e' contrario. Allora ho preso quello che e' il testo più antimilitarista che conoscevo, non scritto con ragioni ideologiche bensì come la cronaca di un soldato che ha ucciso, e che ai miei occhi. e non solo ai miei ha il pregio di non essere un libro di memorie in cui uno a distanza di anni rivisita le cose. Un diario che s'interrompe il giorno 16 gennaio ' 43, quando l'uomo che lo scrive deve metteresi a camminare piu' in fretta che puo', perche' e' a 5400 km da casa e non ha la certezza di ritornare. Una pausa poi colmata. Il libro viene ripreso un anno dopo, quando quel soldato, dopo aver messo piede per un momento a casa, viene arrestato come molti soldati italiani in divisa all'indomani dell'8 settembre. finendo in un campo di concentramento nei paesi baltici. Li' scrive non il diario del campo ma tutto quello che aveva lasciato sospeso l'anno precedente". Una memoria particolare. "Una memoria calda, che ne fa un documento unico, diverso da altre opere su quella tragedia, incline a una prosa sobria senza giudizi,dove ciascuno puo' farsi il suo, partendo dai fatti esposti. Mentre sulla guerra si leggono elzeviri e considerazioni, qui si riparte, e io l'ho ritenuto decisivo, dai ricordi diretti di uno scrittore - militare."
I rapporti a monte col "Sergente nella neve" e con l'autore "Era stato un libro delle medie letto a scuola. Ho incontrato Rigoni Stern nel 2000, per fargli un ritratto, e ne ho conosciuto la pacatezza, l'eloquenza delle parole, senza che il tono tradisse mai piu' di tanto un'emozione. Mi ha raccontato di nuovo quelle cose . Il giorno dopo mi ha detto che non aveva dormito perche' il parlare di guerra l'aveva tenuto sveglio , e aveva passato in rassegna i febbrai della sua vita, dal '39 al '43. Straordinario questo rivangare a fare bilanci col mese di febbraio. Mi ha incuriosito e spinto a leggere quel libro, e poi a provare a raccontarlo". Gia', ma come? " All'inizio ho tentato di narrare quelle pagine, e poi ho capito che l'unico modo era fare il coro, non essere solo il personaggio che rievoca la storia, ma provare a immaginare anche le figure che lui descrive dando loro toni e sfumature fisiche. Non mancando d'andare (l'ho fatto) in Russia, facendo la stessa strada, parlando con la gente. Raccontare non solo con la testa, ma anche con i piedi. Come se si trattasse di un o Schweik padano". T. Argentina largo Argentina Tel 06 684000313
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