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La Stampa – Viva Galileo Paolini

Galileo Galilei, «quello che ha varcato l’aria e penetrato il cielo, dicendo “Eppur si muove”», che già si era imbattuto in mirabili cantori, Bertolt Brecht su tutti, è stato ora incrociato da Marco Paolini sulla via del Gran Sasso. Anzi, a 1400 metri sotto il Gran Sasso, dove ci sono i laboratori più grandi del mondo per la fisica delle particelle. Lo spettacolo, «Itis Galileo», è andato in onda su La7 davanti a un ristretto pubblico con i caschetti gialli, sul posto, e a un milione e mezzo di persone, a casa. Senza réclame in mezzo. Ed è stato uno di quei momenti che ti riconciliano con la tv. Il teatro di Paolini è quello, monologhi in luoghi sempre diversi e su temi che incrociano storia e attualità, italiano e dialetto. E’ un teatro volutamente didattico. Ma è anche commedia e dramma. Non una cosa da intellettuali. Anzi. Per cominciare, l’attore ha specificato l’omaggio agli istituti tecnici. La prendiamo bassa, ha promesso. E ha dipanato la sua storia galileana, le stelle fisse, i frammenti e gli appunti stringati, «perché se scrivi di notte, a Padova, dopo tre righe si gelano le balle». Lui dice: «Ho sempre seri dubbi sulle mie opinioni, e li manifesto: si crea una relazione fiduciaria, affettiva, con gli spettatori». Viva Paolini.

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