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L’Arena – Insopportabilmente vero

Passalaparola. Il Camploy non è bastato per accogliere tutto il pubblico interessato

Il racconto drammaturgico della vicenda di Ustica in una straordinaria performance di Marco Paolini

Il 27 giugno 1980 l'I-TIGI, un DC9 Itavia con 81 persone a bordo, precipitò nel punto «Condor», tra Ponza e l'Isola di Ustica, dove il Tirreno è profondo 3.700 metri. Al Teatro Camploy, in una prosaica sera d'inverno, Marco Paolini ha messo in scena «I-TIGI Racconto per Ustica» di fronte a un pubblico che, considerando le dimensioni del teatro, non avrebbe in alcun modo potuto essere più numeroso. Sono due fatti incontestabili e strettamente collegati, in quanto il secondo è nato come tentativo di analisi pubblicamente amplificata del primo.
Con questa straordinaria performance della durata di due ore e mezza, in cui l'attore è solo sul palcoscenico e concede al suo pubblico, specie quello accoccolato con lui sul palco, solamente un breve intervallo per ripristinare l'uso delle articolazioni, Paolini ha dato vita a un evento teatrale d'eccezione. Interprete apparentemente dotato di un'energia illimitata e di capacità tecniche «fuori scala», ha ottenuto l'attenzione assoluta degli spettatori senza l'aiuto di alcun effetto speciale e li ha convinti ad ascoltare con la massima concentrazione una lunghissima serie di dati tecnici. Perché «I-TIGI Racconto per Ustica» più che una rappresentazione teatrale è un documentario, realizzato da Daniele Del Giudice e Marco Paolini, attraverso un'attenta ricostruzione dei fatti basata sui tanti documenti e atti ufficiali sulla strage del 27 giugno 1980, e presentato da un palcoscenico invece che da uno schermo.
È una storia senza nessuna prospettiva di lieto fine, se pure un punto finale fosse stato raggiunto; e dato che così non è, nelle aule del Tribunale di Roma la tragedia di Ustica continua a essere indagata, radiografata e contestata agli imputati.
Paolini considera lo spazio scenico come una dimensione parallela a un'aula di giustizia, in cui propone agli spettatori un metodo di riflessione assimilabile a quello di un'indagine scientifica e ingiunge loro di rimanere lucidi. E nello stesso tempo, sfoggiando un talento drammatico dalla notevole duttilità e precisione espressiva, l'attore porta avanti un percorso drammaturgico finalizzato a rendere insopportabilmente tangibile l'umanità della strage dell'I-TIGI.
Un'operazione quasi impossibile, portata a termine con enorme successo, che ha veramente centrato l'obiettivo. Tant'è che il livello di partecipazione dimostrato dal pubblico, durante lo spettacolo, ha corrisposto pienamente la straordinarietà di un evento come «I-TIGI Racconto per Ustica», e dispiace per quanti sono rimasti fuori dal teatro, perché hanno davvero perso molto.

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