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LE VENEZIE – La Serata con Paolini al «Nuovo» di Verona con cinque grandi protagonisti

Presentata dal Presidente della Fondazione Masi,Demetrio Volcic, che ha ricordato il lungo percorso che ha portato i Premi Masi, nati 25 anni prima, a riconoscere le benemerenze culturali a livello nazionale e internazionale di oltre cento personalità, si è tenuta al Teatro Nuovo di Verona, nel pomeriggio precedente il giorno del conferimento dei Premi Masi 2006, una Serata con Paolini che la Fondazione ha voluto offrire alla cittadinanza veronese, nel cui ambito culturale i riconoscimenti stessi erano sorti. Nella sua ampia carrellata il noto autore veneto, anch'egli Premio Masi per la Civiltà Veneta nel 2000 e ormai unanimemente riconosciuto come uno dei capofila e massimi rappresentanti del teatro civile e d'inchiesta, autore e non solo interprete delle sue pieces di forte impatto sociale, ha impostato il suo spettacolo, seguito da un foltissimo pubblico tra cui alcune delle maggiori autorità cittadine, su una rievocazione commossa e insieme arguta dei cambiamenti che nel corso del tempo ha subito il Veneto, rapidamente trasformatosi in questi 25 anni da terra di emigrazione a territorio che accoglie l'emigrazione, da angolo raccolto in sé stesso e un po' retrivo a motore di quel fenomeno non solo economico ma anche civile e sociale che è andato sotto il nome di "miracolo del NordEst". Non un semplice "amarcord", dunque, come Marco Paolini ha tenuto a sottolineare annunciando il canovaccio del suo spettacolo, ma un approfondimento critico di stampo antropologico, fatto anche con la ripresa di brani di suoi precedenti spettacoli di grande successo tratti dalle pubblicazioni e dalla frequentazione personale di insigni scrittori e poeti veneti, anch'essi insigniti nel corso degli anni del Premio Masi per la Civiltà Veneta, come Biagio Marin, Fernando Bandini, Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern e Luigi Meneghello. «Io sono diventato veneto non perché sono nato qui - ha detto Paolini - ma nel momento in cui ho accettato che con questa lingua mia non potevo solo scimiottar Goldoni o le commediette all'italiana con le servette e i carabinieri, ma, grazie ai poeti, io ho capito che con la mia lingua potevo chiamare molte cose, e che spesso in quella lingua potevo trovare parole e cose, parole dense, agganciate alla vita, un mondo enorme». E cosí Paolini, oltre a pescare ispirazioni e citazioni nelle raccolte dei grandi letterati veneti, si affaccia anche sulle testimonianze di un mondo minore ma non per questo meno vivo e vitale. Come il diario di Gelmino Ottaviani, «operaio Riello, che ha raccontato la sua vita in un bellissimo libro scritto da Federico Bozzini, che non c'è piú: era un sindacalista di Verona della CISL, ha scritto questo libro delizioso che è lo spaccato del passaggio dal mondo agricolo al mondo
industriale, raccontato pacatamente, serenamente da un solido cosa? Operaio? Contadino? Pensionato?».
La serata, festosissima, è stata conclusa da Sandro Boscaini che a nome suo, di tutti i presenti e della Fondazione Masi ha ringraziato Marco Paolini affermando: «Non c'è di meglio per festeggiare il venticinquesimo del
Civiltà Veneta che riflettere sorridendo tra veneti sui nostri pregi, sui nostri difetti, sulla terra fortunata che ci accoglie e alla quale spesso non siamo grati, sulla storia e sulle storie che ci appartengono e di cui Marco ci ha fatto partecipi».

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