L'ECONOMIA è divenuta liquida, impalpabile come gli schermi al plasma su cui comunicano gli investitori - «tenere il cuore diritto» ripete il capo cinese al suo giovane apprendista. Non ci sono riferimenti, luoghi precisi, responsabili: il disegno è fluido, conta solo l'opportunismo nel posizionarsi, come coincidere e con che cosa, a chi agganciare la propria pedina attenti a non ancorarsi mai. Nessuna morale né pentimento, - «dio perdona quasi tutto»- in fondo è sempre una questione di soldi. La scommessa è tradurre questa implacabile contemporaneità in cinema, Rossetto la vin-ce in un lavoro corale - la complicità al montaggio di Jacopo Quadri, i meravigliosi attori, tra gli altri oltre ai già citati Ribon e Artuso, Maria Roveran, Marco Paolini, Lucia Mascino - e con lo sguardo di un regista che sa muoversi nel paesaggio o - lo avevamo già visto nel precedente Piccola patria (2013) -per trasformarlo in narrazione. Quel nord est di cui conosce in profondità il funzionamento, lui che è nato e vissuto a Padova si scontra col presente del mondo, un impatto che necessita riposizionamento: ma è proprio così? O invece questa scacchiera non è altro che lo specchio di qualcosa che è già lì, di un'avidità senza scrupoli che semplicemente si vende al vincente? Del resto: su cosa guadagnava il piccolo imprenditore se non sui corpi in disfatta altrui, su quegli anziani che non devono morire perché più campano più rendono? Ma immortale come la medusa che si rigenera e che di-viene il simbolo di «New Old», la casa di riposo per miliardari, il nuovo vecchio mondo sembrano essere solo i denari.
È UN THRILLER del nostro tempo Effetto domino - in sala forse per poco ma cercatelo, non perdetelo, sostenetelo perché è un di quei begli esempi del nostro cinema che sfuggono a etichette e banalità - nel quale la continuità prende una forma quasi metafisica tra il «qui» della provincia veneta di cattolicesimo e dialetto che nella catastrofe cerca un nuovo sogno, e il presunto «altrove», stavolta Hong Kong di lusso e frenesia indistinta. Però non c'è cesura ma solo provvisoria affermazione di un modello sull'altro che sempre sarà in-stabile e precario, l'acquario di una realtà imperscrutabile tra simulacri di immortalità, un passato di macerie, un futuro che non esiste.
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