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L’ESPRESSO – CALVINO LETTO DA PAOLINI

Straniero tra cemento e asfalto, Marcovaldo si muove a suo agio tra funghi e stormi di beccacce («…cogli occhi agli uccelli che volavano, si trovò in mezzo a un crocevia, col semaforo rosso, tra le macchine, e fu a un pelo dall'essere investito»). Esiste ancora la Natura?, si chiede Italo Calvino nella prefazione alla prima edizione: «Quella che trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale». Ragazzo della via Gluck stralunato e diviso fra lotta e desiderio, Marcovaldo è il protagonista frustrato e buffo di una serie di favole moderne. In questo audiolibro Marco Paolini ne racconta quattro: “Funghi in città”, “Il piccione comunale”, “La città smarrita nella neve”, “La villeggiatura in panchina”: «C'era in un angolo della piazza, sotto una cupola d' ippocastani, una panchina appartata e seminascosta. E Marcovaldo l'aveva prescelta come sua. In quelle notti d'estate, quando nella camera in cui dormivano in cinque non riusciva a prendere sonno, sognava la panchina come un senza tetto sogna il letto d'una reggia». Figlio di “Ladri di biciclette” di De Sica e di “Tempi moderni” di Chaplin, Marcovaldo seduce con le sue divagazioni comico-malinconiche cui danno vita le inflessioni jazz dei Tanit con Paolo Fresu e la recitazione mirabile quanto discreta di un maestro della parola quale è Marco Paolini. Attore-autore-regista in grado di tenere inchiodato all'ascolto qualsiasi pubblico, raccontando la tragedia del Vajont o la strage di Ustica, come il Milione, i Bestiari, le “Storie alla radio”. “Nella prima edizione di Marcovaldo, una spaziatura ogni tanto tra le righe suggerisce la lettura. Ho cercato di seguire questo ritmo-misura aggiungendo solo un po' di colore alle voci. Spero che non sia troppo, di sicuro con Calvino basta poco perché le righe respirino di vita propria”, chiosa Paolini.

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