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Radiocinema – Vincono “Tradurre” di Pier Paolo Giarolo e “La nonna” di Massimo Alì Mohammad: “Valdarno Cinema Fedic 2009” chiude premiando la ricerca e la raffinatezza

Le giurie del Valdarno Cinema Fedic 2009 hanno decretato la vittoria del documentario “Tradurre di Pier Paolo Giarolo (Premio Marzocco e miglior documentario) e del cortometraggio “La nonna” di Massimo Alì Mohammad (miglior cortometraggio e Premio Giuria Giovani), mentre nella categoria dei lungometraggi risalta il buon risultato di “In carne ed ossa” di Christian Angeli, che raccoglie il Premio Giuria Giovani e la miglior interpretazione per Alba Rohrwacher. Lascia un po’ sorpresi, invece, l’esclusione da tutti i premi di Beket di Davide Manuli, che pure aveva raccolto forse il maggior consenso di pubblico dopo la proiezione e durante l’incontro con l’autore, moderato come al solito dal direttore artistico Francesco Calogero. Le scelte delle giurie denotano comunque una loro coerenza interna, una scelta forte verso un’espressione cinematografica (lunga, corta o documentaria che sia) di ricerca formale e di raffinatezza visiva. Mentre infatti si rileva una generale buona qualità dei soggetti per corto, “La nonna” possiede in più una cura formale non comune e un’attenzione profonda a tutti i mezzi espressivi messi in gioco (fotografia, montaggio, gusto del dettaglio iperrealista), e conduce, per impercettibili spostamenti progressivi, un racconto quotidiano e reale in una dimensione sempre più astratta e metafisica. Un’ottima riflessione sul mondo orgoglioso e autoesclusivo della terza età, che sconta però, in ultima analisi, una certa freddezza cerebrale proprio in conseguenza dei suoi valori formali.
Molta più partecipazione, sia pure in un ambito altrettanto raffinato, traspare in “Tradurre”, documentario dedicato all’arte misconosciuta della traduzione letteraria. La parola letteraria (quanto di più alieno al mondo del cinema, che è soprattutto immagine) si trasforma in appassionante materia filmica tramite testimonianze e riflessioni di traduttori professionisti (tra di loro appare anche Erri De Luca), che grazie a un’accortissima regia riescono a infondere ai percorsi letterari da un codice linguistico all’altro un tono quasi avventuroso. Un’avventura dell’anima che rischiava di configurarsi come “racconto per addetti ai lavori”, e che invece è capace di parlare a un pubblico ampio di fatica, di empatia emotiva, di emozioni, parole, poesia, senza alcuna concessione a facili volgarizzazioni della materia narrata. E che imbastisce, lungo tutta la durata, anche un apprezzabile parallelismo tra lavoro del traduttore e panificazione.

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