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Sani: dall’energico saluto alpino al senso stesso del teatro dell’oggi – Al Teatro Strehler fino al 5 dicembre

Marco Paolini si affaccia al Piccolo Strehler con un Album pieno di forti sensazioni, una creazione autobiografica fatta di vecchie e nuove storie; la narrazione riecheggia parole miscelate fra vissuto personale e accadimenti nazionali e mondiali, inframmezzata e accompagnata dalla magica voce di Saba Anglana e dall’avvolgente musica a chitarra di Lorenzo Monguzzi.

SANI! Teatro fra parentesi: le mie storie per questo tempo, questo lo spettacolo di Paolini, rappresentazione che porta nel titolo l’espressione usata per dare il saluto ai piedi delle Alpi, nella valle del Piave.

La cabala, l’evocazione, un grande castello di carte trevigiano-venete che si staglia su uno sfondo saturo: uno spazio pronto ad accogliere la toccante cronologia di Paolini, completata dalla piena consapevolezza dei tempi di scena, del comico e delle pause, dei crescendo e dei diminuendo delle frasi, del tocco raffinato dei giusti silenzi che amplificano i significati. Questa perfetta gestione dei ritmi ha trasportato noi del pubblico della prima al Piccolo lungo ogni momento dello spettacolo, senza perdere nemmeno un minuto, nemmeno un secondo di quello che ci veniva mostrato sul palcoscenico, neanche quando il doppio suono del telefono di qualche spettatore distratto ha tentato di rovinarne l’atmosfera.

Prodotto da Jolefilm, SANI! ci fa percorrere il comico incontro-scontro dell’83 fra Carmelo Bene e Marco Paolini, seguito da quello tra Reagan e Gorbačëv, da Reykjavík a Höfði, dagli eventi tragici del terremoto Friulano nel ’76 fino arrivare a noi, alla nostra ripartenza dopo la pandemia.

Credo che come pubblico, più di ogni altra cosa, oltre all’incredibile professionalità e bellezza scenica del trittico Paolini-Saba-Monguzzi, abbiamo apprezzato proprio questo: un messaggio di speranza, di possibilità di poter scegliere di vivere il teatro, un’incredibile sensazione di sentirci socialmente rappresentati, un augurio di forza per affrontare il nostro futuro.

Le immagini narrate delle cattedrali ci hanno fatto sognare, immaginando nuove possibilità; il lungo battito di mani ci ha fatto sentire parte di un tutto, parte di un’esperienza che può esser vissuta da dentro e non solo guardarla da fuori. Quindi, SANI! a tutti.

 

di Sarah Macchi

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