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SAT2000 – Vulcanico Paolini

Il capostipite degli affabulatori alle telecamere di Al Top Spettacoli parla della sua ultima opera “globale”, Miserabili – Io e Margaret Thatcher, portata in scena al Teatro Strehler di Milano (fino al 18 marzo) insieme con I Mercanti di Liquore, il gruppo folk acustico celebre per diverse rirpoposizioni di brani di Fabrizio De Andrè.

«Mi piacerebbe fare un teatro al buio come alla radio. Andare in un posto lontano e realizzare dei reportage, come un inviato speciale, per poi raccontare tutto con la penna e la voce», ci confessa quello che ormai è uno dei rappresentanti più significativi del teatro italiano. «Quando sei sul palcoscenico – spiega infatti Paolini – sei così visibile che è difficile fare un’inchiesta».

Paolini a ruota libera confessa la sua amarezza per “la grande abbuffata di illusioni degli anni ‘80”, manda un messaggio ironico e affettuoso a Moni Ovadia, si scaglia contro chi dice che “time is money” e contro l’istituzione della “Giornata della memoria”, ma anche contro l’8 marzo, il 14 febbraio e la festa del papà per compensare quella della mamma.

«È diventato bigotto il politically correct… Basta coi santini laici sul calendario; manca una memoria di sostanza e allora per convenzione fissiamo una giornata per liberare la coscienza il resto dell’anno e relegare un patrimonio che dovrebbe essere esercizio quotidiano in una icona temporale che perde efficacia e diventa sterile atto dovuto».

In seguito il capostipite degli affabulatori esprime la sua preoccupazione per l’attuale stato sociale: «Se è vera la profezia della signora Thatcher, che in uno slogan elettorale affermava che bisogna smetterla di costruire società ma uomini, donne e famiglie, allora noi siamo diventati soggetti, target, frazionati e vulnerabili, espressioni di una vita low cost. Nessun governo potrà mai sperare di affrontare alcuna questione se si continua a ragionare in termini di individui. Il fatto è che le società non sono disposte a ragionare come famiglie, ma come una somma di famiglie, sempre in guerra fra di loro».

Infine, Paolini, canta in esclusiva un poema originale a testimonianza del suo amore, disincantato ma autentico, per l’Italia. «Il problema del mio Paese è dargli una faccia tutti i giorni che è la tua. Le persone non devono restarne fuori, ma farne parte e prendersene cura in maniera meno plateale possibile».

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