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The Italian banker, il crac delle Popolari diventa un film

Una donna dallo sguardo stanco disfa il letto, si spoglia, si concede. E tradisce. Sì, la prima scena è quella di un tradimento disperato, che poi diventa il filo conduttore di una tragedia popolare, quella che ha visto duecentomila azionisti delle popolari venete perdere una decina di miliardi sul rogo di un fallimento probabilmente evitabile, sicuramente sanguinoso. Ma The Italian banker, il film di Alessandro Rossetto che esce oggi nelle sale, è nello stesso tempo molto di più e molto di meno di questo. Molto di più, nel senso che si tratta di uno spettacolo che affonda le radici nella carne del Nordest ma che vive di vita propria e tiene lo spettatore inchiodato allo schermo fino al drammatico finale, con sorpresa rumorosa incorporata; molto di meno, nel senso che non ha alcuna pretesa di fornire messaggi, lanciare accuse o elaborare giustificazioni per quello che è accaduto. È un punto di vista artistico, e come tale si concede la licenza di graffiare le coscienze, se chi guarda è di queste parti, o di suscitare interrogativi mai posti, se chi guarda è un po’ digiuno delle vicende legate ai crac bancari.

Nel ridotto del teatro Verdi di Padova non vola una mosca. Dopo aver prodotto “Una Banca Popolare”, scritto da Paolo Bugaro e diretto sempre da Rossetto, Giampiero Beltotto, presidente del Teatro Stabile del Veneto, ha “traghettato” lo spettacolo verso il cinema, grazie alla convinta adesione di Francesco Bonsembiante e Jolefilm. Ne è uscito un bianco e nero violento, che colpisce allo stomaco i presenti, tra cui Luigi Ugone, presidente di “Noi che credevamo”, associazione degli ex soci BpVi, Paolo Giaretta, già sindaco di Padova ed ex senatore Pd, Francesca Scatto, presidente leghista della sesta commissione in regione.

La storia si sviluppa tutta all’interno di Villa Pisani a Lonigo, dove si tiene una festa tra i maggiorenti della zona rimasti colpiti dalla caduta della Banca Popolare del Nordest. Scopriamo che la “traditrice” iniziale, interpretata magistralmente da Sandra Toffolatti, è in realtà accompagnata dal marito ufficiale, un imprenditore frustrato che Diego Ribon sa portare al centro della contesa. Tra calici di champagne e donne vestite da sera, la festa scivola via nel chiacchiericcio fino a quando irrompe a sorpresa Gianfranco Carrer, presidente dell’istituto fallito. Comincia lo show di Fabio Sartor, una sorta di autodifesa e contemporaneamente di accusa a tutti i presenti.

Il bianco e nero, unito ai dialoghi serrati e alla musica ammaliante di Valerio Vigliar, aggiunge violenza al contesto. I risparmiatori truffati non ci sono, non c’entrano col racconto, a loro quella villa, griffata Scamozzi seguendo i dettami palladiani, è preclusa. Ma nei fendenti feroci che si scambiano questi protagonisti decadenti appigliati al denaro che non c’è più si scorgono le ferite di chi sta là fuori, sotto le macerie provocate da un sistema a cui non è certo estranea la politica, oltre che l’economia. Ma non c’è tesi, nel film. Sì, certo c’è Carrer, alias Gianni Zonin, che ricorda a uno a uno i finanziamenti concessi senza garanzie a imprenditori che, grazie a quella scelta, hanno fatto fortuna. E hanno fatto pure la fortuna della banca. L’accusa di “ladro”, “ladri”, nel film rimbomba reciproca sui muri di quella villa che custodisce un dramma epocale. Ma non vale certo come un’assoluzione per l’uno o per gli altri.
In tutto questo splende la presenza di un medico, primario di pronto soccorso, interpretato da Mirko Artuso, assistente e confidente di tutti i ricchi arrabbiati della serata. Ha lasciato in ospedale una bimba picchiata selvaggiamente del padre acquisito e aspetta un messaggio del collega che la sta operando. Si salverà? Già, si salverà? Ci salveremo tutti?

Mentre il monologo di Sartor demolisce le coscienze dei presenti senza restituire i denari, il tradimento di quella donna sembra l’unica cosa vera, viva, di un mondo fatto di banconote soffiate via dal vento della codardia. Il finale che Bugaro e Rossetto hanno confezionato riserva l’ennesima violenta, violentissima, sorpresa dentro una villa che pare non tollerare nessun tipo di tradimento. Fortuna che sul cellulare del medico-confessore, all’alba, arriva un messaggio dall’ospedale. C’è ancora un po’ di speranza.

 

di Marino Smiderle

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