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Via Anelli, la vita di 600 immigrati

Il documentario Via Anelli, la chiusura del ghetto porta sul grande schermo due anni di sgomberi, mostrando non spacciatori, ronde e comitati ma più di 600 immigrati tra lavoratori, mamme e tanti bambini costretti a convivere con spacciatori e tossici. Il documentario, firmato e filmato da Marco Segato (alla telecamera anche Elisabetta Massera), verrà proiettato domenica pomeriggio al festival Fuori raccordo di Roma e poi per tre giorni in anteprima al MultiAstra: martedì 2 dicembre alle 21 saranno presenti in sala il regista e Marco Paolini, produttore con Francesco Bonsembiante e la loro Jolefilm; mercoledì 3, dopo la proiezione sempre alle 21, concerto dei padovani Ziliota Roots (reggae) con Ethel, un ex inquilino nigeriano di via Anelli barbiere per passione ma operaio in fabbrica per fame: dopo il trasloco da via Anelli è finalmente riuscito a fare il parrucchiere, aprendo un negozio di fronte alla cucine popolari. Giovedì 4 dicembre saranno due le proiezioni; la prima, alle 18, ad ingresso gratuito.
«La Jolefilm continua a promuovere documentari d'autore, che non si limitano alla semplice cronaca per offrire un punto di vista particolare, più sensibile e intenso sottolinea Bonsembiante Il lavoro di Segato è costato più di due anni di riprese, seguendo sei sgomberi dal 2005 al 2007: ore e ore di girato che hanno richiesto un grande lavoro di montaggio».
«Abbiamo seguito sia gli sgomberi che tutta la loro preparazione, guadagnandoci poco a poco la fiducia sia dei funzionari comunali e degli operatori della cooperativa Sestante che degli inquilini destinati al trasloco spiega il regista Il nostro documentario racconta di come Padova sia riuscita a risanare un ghetto in mano alla criminalità organizzata senza ricorrere alle ruspe».

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