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‘Welcome Venice’ la recensione del film di Andrea Segre

Con Welcome Venice Andrea Segre torna a raccontare una Venezia in bilico tra tradizione e modernità.

Film di apertura delle Notti veneziane, spazio off della sezione Giornate degli Autori, Welcome Venice (qui per saperne di più) conferma la bontà della filmografia di Andrea Segre, capace di stare al passo con la realtà senza rinunciare alle possibilità demiurgiche proprie della Settima arte. Welcome Venice è un film pieno di cinema, di quelli di cui vale la pena fare una scorpacciata. Nelle sale italiane a partire dal 9 settembre.

La conflittualità della storia

Welcome Venice di Andrea Segre inizia con un prologo che è, allo stesso tempo, fuori e dentro la linearità della storia, raccontando in pochi attimi la solitudine di un uomo costretto a ripensare alla propria vita. Il connubio tra la natura morta dell’ambiente attraversato dalla barca e l’improvviso smarrimento del suo passeggero, assalito da ricordi così pesanti da fargli interrompere il proprio cammino, è una composizione che il montaggio mette volutamente in conflitto con la sequenza successiva. Attraverso un’ellissi narrativa infatti Welcome Venice capovolge il contesto iniziale introducendo lo spettatore in una situazione di segno opposto in cui l’inquadratura è satura di corpi e di volti uno vicino all’altro, uniti dalla parentela ma anche dall’unisono che scandisce il compleanno di chi poco prima avevamo visto solo e smarrito.

Considerando il nucleo centrale di Welcome Venice, incentrato sulle conseguenze di un lutto familiare e, nello specifico, sulla disputa di un’eredità destinata a far deflagrare la fratellanza di Pietro e Alvise, e con essa l’armonia dell’intero consesso parentale, la durezza del confronto trova giustificazione sul piano formale dall’antitesi provocata dalla forzata continuità delle scene indicate. 

Il peso dei retaggi famigliari 

Un potenziale di significati e di temi, quello messo in campo da Andrea Segre in apertura del film, che riguarda tanto i condizionamenti del retaggio famigliare quanto l’influenza dell’ambiente, inteso anche come senso di appartenenza (o meno, nel caso di Alvise, estraneo al mestiere praticato dai fratelli) a una serie di liturgie e tradizioni capaci di scandire l’esistenza materiale delle persone.

Attraverso la finzione, dopo averlo fatto con il documentario (Il pianeta in mareMolecole), Andrea Segre continua a raccontare la trasformazione del territorio veneziano attraverso il pedinamento di persone che in un senso o nell’altro diventano i terminali del sopravanzare del capitale e dei suoi interessi su forme di economia più tradizionali e povere come la pesca di moeche (piccoli granchi pescati nella laguna veneziana) a cui si dedica Pietro e alla quale si oppone Alvise, garante del nuovo che avanza.

La vita che imita i film 

Orchestrando la tenzone con echi da tragedia shakespeariana, per la consistenza fantasmatica della figura paterna e per i sensi di colpa e le dipendenze prodotte nei figli dal rigore della sua educazione, Andrea Segre arricchisce la drammaturgia con un sottotesto in cui la vicenda si colora di un’epica fantastica e cinematografica, allorché il coraggio e l’inaspettata determinazione di Pietro nel tenere fermo il punto della propria azione sembrano replicare l’epica e il valore di personaggi da lui amati, come Il gladiatore di Russell Crowe e lo Spartacus di Stanley Kubrick., le cui gesta sembrano tornare in vita  soprattutto nel finale del film, quando Pietro, in apparenza sconfitto, si assicura la sua rivincita con un contrappasso che evitiamo di rivelare per non togliere allo spettatore la sorpresa di scoprilo al cinema.

Interpreti in stato di grazia

Interpretato da attori in stato di grazia, con una menzione particolare per Paolo Pierobon e Andrea PennacchiWelcome Venice riflette la conflittualità dei personaggi anche nella qualità delle immagini, stilizzate dalla prevalenza del segno grafico anche laddove lo sguardo della mdp opta per un approccio al reale di stampo impressionista; oppure nella tensione prodotta dalla compresenza di colori caldi, chiamati a confermare le sicurezze del contesto casalingo, e i neri, volti a saturare le silhouette dei protagonisti sottolineando la latenza dei loro lati oscuri.

Film di apertura delle Notti veneziane, spazio off della sezione Giornate degli Autori, Welcome Venice conferma la bontà della filmografia di Andrea Segre, capace di stare al passo con la realtà senza rinunciare alle possibilità demiurgiche della Settima arte. Welcome Venice è un film pieno di cinema, di quelli di cui vale la pena fare una scorpacciata. Nelle sale italiane a partire dal 9 settembre.

 

di Carlo Cerofolini

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