30 giugno 2013

«I l palco è tutto di Lorenzo, la mia aspirazione qui è fare la spalla, come il grande Gianni Agus» Marco Paolini si diverte a invertire i ruoli per «Song n.14», il concerto teatrale nato con Lorenzo Monguzzi, ex Mercanti di Liquore, qui al suo primo album da solista, «Portaverda». L’inizio di un nuovo percorso, un «esordio», dopo dieci anni di successi condivisi con il gruppo lombardo. «Nessuno screzio o gelosie alla rock’n’roll ? afferma Monguzzi ? semplicemente il bisogno di guardarsi in faccia e dire o ti accontenti del posto fisso o ti mantieni sincero di fronte al pubblico». Il risultato lo vedremo domani sul palco del Carroponte (via Granelli 1, Sesto San Giovanni, ore 21.30, 12 euro). La prima parte della serata è con le nuove canzoni (e il nuovo ensemble), la seconda con qualche brano di repertorio, il tutto con il collante teatrale di Paolini, suo compagno di avventura già con «Sputi» e «Miserabili». «Tra le nuove canzoni, “Tempi difficili” è la mia preferita» afferma Paolini «un viaggio per l’Italia in pullman dove i passeggeri siamo noi; l’affiancherò con un racconto sul lavoro, un ragionamento sul passaggio dal manuale al digitale, tratto dai “Fili d’erba” a cui sto lavorando alla Biennale di Venezia». Ma se «si annunciano tempi difficili per le persone intelligenti», come recita il ritornello di Monguzzi, la canzone-manifesto dell’album è «Portaverta», l’unica in dialetto. «L’ho scritta per riappropriarmi della mia lingua, il lombardo, scippato da una politica che l’ha allontanato dai suoi valori originari, convivenza e solidarietà». Un altro brano particolarmente teatrale è «Pezzi di cielo, la notte che la gioventù vinse la guerra»: «un inno alla libertà che mi ha regalato un vecchio compagno di militare, Massimo; un coraggiosissimo trombettista che una notte scalò il monumento ai caduti della guerra d’Africa e dopo qualche nota solenne per il Silenzio, si mise a suonare “La bamba”, scatenando la gioia in centinaia di ragazzi corsi alla finestra in canottiera». Sul palco anche momenti di riflessione come in «Nix», «un’assunzione di responsabilità civile nei confronti dell’acqua bene pubblico» sottolinea Paolini.

Corriere della sera

Livia Grossi

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