11 novembre 2009

Mi hanno scritto/ stanotte hanno fatto un altro muro/ e dietro l’altro muro un altro muro/ Io, no, non posso più passare per Piazzale degli Eroi». Così cantava Venditti, 1974. E i suoi eroi si potevano incrociare con quelli di Guccini, tutti giovani e belli. Ma la tv di questi giorni è stata intrisa del Muro che là a Berlino invece era caduto, con enorme fragore storico e metaforico, più ancora che reale. Marco Paolini ha presentato su La7 il suo spettacolo «I miserabili», i Mercanti di liquore a suonare, tutti in onda dal porto di Taranto. Racconta, l’attore, affabula, a suo modo analizza: «Non è la democrazia che è passata, è il mercato». Mentre i tedeschi dell’Est, ancora lontani dalla choc economy, andavano all’Ovest col «carrello della spesa». Quelli dell’Ovest dicevano: «Comprate e non pagate. Pagate dopo, tanto dopo. Si chiama credito. E sono debiti». Intanto che raccontava la caduta del Muro, Paolini ricordava come siamo cambiati, anche noi altri italiani, in vent’anni. Poi si è fermato a parlare con il pubblico: bello uno spettacolo teatrale che finisce con un’intervista corale all’attore. E pazzesco. Come siamo abituati alla pubblicità. Ogni tanto mancava quello spottino, tanto per una pausa pipì. Tra le tante trasmissioni sul tema caduta del Muro, sapete qual è stata proprio bella? La puntata speciale di «Porta a porta», Vespa versione giornalista e non portavoce presidenziale o promoter del proprio libro. Infine: come già Pinocchio, anche «Un medico in famiglia» ha battuto il Grande Fratello. Finzione vera supera realtà finta, era prevedibile e fu previsto.

La Stampa

Alessandra Comazzi

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