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Avvenire – L'”Odissea” secondo Paolini

Al Teatro romano di Verona applaudito "Il calzolaio di Ulisse": il mito tra narrazione e musiche etniche.

Ulisse alza lo sguardo verso i vertiginosi gradoni di marmo bianco da cui si riversa il battimani di 1500 persone in piedi, e si commuove. «Questo teatro è magico, gli son molto affezionato» confessa con un sorriso Marco Paolini al termine della prima assoluta del suo nuovo lavoro, Il calzolaio di Ulisse, che ha appena debuttato al Teatro Romano di Verona dove si sta svolgendo la 70a edizione dell'Estate Teatrale Veronese.

Tra le pietre del primo secolo avanti Cristo, Ulisse cerca la sua strada in un oratorio contemporaneo che parla all'oggi, un work in progress scritto da Paolini e Francesco Niccolini i cui primi passi risalgono al 2003, quando nel sito archeologico di Carsulae, l'attore e autore veneto mise in scena il primo racconto con il titolo U.. Il regista Gabriele Vacis porterà il lavoro a evolversi in uno spettacolo visivamente più articolato (titolo Nel tempo degli dèi) che debutterà il 14 marzo al Piccolo Teatro che lo coproduce con la Jolefilm. Ma intanto la struttura portante c'è, poiché urge la necessità di "cantare" le gesta di un Ulisse più che navigato e stanco di sangue. Il quale racconta la sua avventura a un giovanissimo dio/pastore, un ragazzo di oggi, impaziente, curioso che vuole condividere sui social gli aspetti più "pulp" dell'avventura omerica.

Un'impresa faticosa, ma che sta riuscendo: quella di condensare i 24 libri dell'Odissea in meno di due ore, che volano via sulla sempre straordinaria capacità affabulatoria di Paolini che ravviva con pennellate di humour un Ulisse disincantato, rude e romantico, che sa farci sorridere, riflettere, indignare e commuovere. Una storia di uomini in balia di dèi volubili che Ulisse racconta, come dice Vacis, per dichiarare «l'impossibilità di comprendere i rapporti di potere nel nostro presente. Un presente in cui noi occidentali ci troviamo nella posizione degli dèi capricciosi dell'Odissea, che dispongono del destino del "migrante" Ulisse». Il cuore dello spettacolo è proprio "il canto" live dall'avvolgente profumo mediterraneo, su musiche composte da Lorenzo Monguzzi e interpretate dalla straordinaria voce di Saba Anglana, che evoca il mito in greco antico e in lingua etiope, eritrea, curda e inglese. A marcare la linea dello spettacolo l'"ecatombe", il bagno di sangue di 120 ragazzi quali erano i Proci che bivaccavano alla corte di Itaca per usurpare il trono, e una inedita pietà per loro. É Penelope a rimproverare Ulisse: nonostante le ingiustizie e il dolore, era davvero necessaria tanta vendetta? Il viaggio è appena cominciato e promette bene.

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