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Corriere della Sera – «II sergente» di Paolini, record su La7

MILANO - L'altra sera in diretta tv su La7 oltre 1 milione e 200 mila telespettatori, il 6% di share, il doppio dell'ascolto medio della rete, ha seguito il «Sergente» di Marco Paolini - dal libro Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern - che raccontava, dentro una cava di pietra bianca a Zovencedo tra i Colli Berici, la ritirata di Russia degli italiani nella Seconda guerra mondiale. «Un freddo boia, ma bellissimo», ha commentato qualcuno che c'era. Emozionato era anche chi un anno fa seguì Paolini su un palco a 2.500 metri all'Adamello... Da segnalare non è però la speciale location, Paolini ci ha abituati: la sorpresa sono gli ascolti, raggiunti su La7 solo da programmi assai diversi come «Le invasioni barbariche» di Daria Bignardi e «Markette» di Chiambretti.
«Per la cenerentola delle reti generaliste - commenta Sandro Curzi, consigliere d'amministrazione Rai - portare lo share quasi al 6% con un'opera di teatro e dal tema "poco accattivante" è la riprova non solo della enorme bravura di Paolini, che ha già lavorato e avrebbe dovuto continuare a lavorare con la Rai, ma dello spazio che la Tv di qualità, nonostante tutto, conserva in un mercato pur degradato dalla spazzatura». Dieci anni fa «esplodeva» su Raidue con quasi 4 milioni di spettatori il racconto teatrale «Vajont». Forse i decennali portano bene a Paolini, ma il suo modo di far teatro così diretto «buca il video», caricandosi dell’energia di chi lo guarda e ascolta dal vero. «Segnalo il programma -ha dichiarato il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni - ai coltivatori del luogo comune per cui i programmi di qualità non farebbero ascolti. Le smentite a quel luogo comune sono talmente numerose che sarebbe il caso di abbandonarlo».
Replica Curzi: «Sono convinto che non è la gente a scegliere la Tv spazzatura, ma la Tv a imporre la spazzatura alla gente, sollecitandone i bassi istinti. C'è stato in questi anni un meccanismo perverso, attivato dalla Tv commerciale. Il servizio pubblico ora può e deve bloccarlo, cercando di imporre modelli di qualità e ascolto che mettano in moto un virtuoso meccanismo di imitazione. Con questo spirito partecipo ora alla definizione del piano editoriale da parte del CdA Rai, incoraggiato dal successo straordinario di Paolini, su La7».
Nel finale del programma, mai interrotto da pubblicità, si è andati oltre il 10% di share - riferiscono dall'emittente - «pubblico trasversale per età e profilo, molti spettatori sotto i 35 anni e laureati». Nel bilancio di quest'anno de La7, «Il sergente» è l'evento più visto, dice Antonio Carripo Dall'Orto amministratore delegato di TiMedia. «Vi sono momenti magici e rari in cui la televisione supera se stessa e crea eventi che la trascendono e restano nella memoria di chi li ha vissuti. Marco Paolini è riuscito nella temeraria e memorabile impresa».
Ogni lavoro di Paolini, prima di arrivare in scena, è frutto di tappe fisiche, sul posto, «la parola viene dopo, sarà che non sono mai stato loquace», ironizza l'autore-attore. É accaduto col Vajont, è accaduto col Sergente, un'altra storia di montagna e di dolore, di gente che muore della violenza degli altri, non per fatalità. Invece di documenti, lui legge o sa a memoria pagine di Rigoni Stern. «Io non sono Mario, né tantomeno una guida, uno che sa dove andare o peggio che dice agli altri dove "devono" andare. Faccio un mestiere dove si mostra di saper fare qualcosa, ma la propria strada bisogna che ognuno la trovi da solo. Ci sono troppe pecore oggi...». Ci sono anche occasioni in cui si può scegliere di guardare la tv senza sentirsi gregge.

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