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Corriere della Sera – «Se l’ integrazione arriva con la locandiera cinese»

Paolini: un film per riflettere sul Nordest che cambia E' arrivato un mondo più giovane: in ristoranti e osterie a cucinare sono già gli stranieri Un pescatore slavo in Veneto da trent' anni si innamora della barista asiatica

MILANO - Affacciata su un canale di Chioggia zeppo di barche colorate, l' osteria Paradiso, vecchiotta senza pretese, popolare per vocazione, è meta abituale di pescatori e pensionati. Un' «ombra» di bianco, un pescetto fritto, un giro di carte sui tavolacci di legno... Volti e voci sempre uguali. Finché un mattino dietro al bancone, al posto del solito ruvido oste, compare un' ostessa. Donna e per di più cinese. Sorpresa grande per quel microcosmo alcolico, rigorosamente maschile e indigeno. Sulla quarantina, zigomi larghi, capelli corti, aria decisa, Shun Li, così si chiama, è la nuova locandiera. La «parona», come si dice da quelle parti. Come si dica in cinese, nessuno lo sa. Di certo da quel giorno l' osteria non sarà più la stessa. «Un piccolo choc foriero di novità, di eventi inattesi che scombussoleranno la vita di molti in quel piccolo borgo antico ormai diventato terra di immigrazione», spiega Andrea Segre, 34 anni, da sempre attento al fenomeno delle migrazioni, autore di documentari come Marghera canale nord, A sud di Lampedusa, Il sangue verde. Tema che stavolta riprende, mescolando realtà e racconto, in Shun Li e il poeta, il suo primo film, fotografato da Luca Bigazzi, prodotto da Jolefilm di Marco Paolini con la francese Aeternam Films in collaborazione con Rai Cinema e Arte France e il sostegno della Regione Veneto. «Una storia di incontri e scontri tra mondi lontani, entrambi in crisi - prosegue Segre -: quello di chi ha lasciato le proprie radici altrove e quello di chi avverte le proprie ormai fragili, minacciate, trasformate. Uno spaccato d' integrazione difficile, ma anche un' inattesa storia d' amore. Molto simile a una successa realmente. Come vera è l' osteria del film, veri molti suoi interpreti, gente del luogo, veri l' atmosfera, il modo di parlare... Il neorealismo è stato il cardine del nostro cinema, io provo a rifarmi a quella grande tradizione». Protagonisti di quello strano incontro amoroso, una cinese e un pescatore-poeta. Shun Li e Bepi. Lei trasferita da poco a Chioggia, alle spalle un duro passato in un laboratorio tessile della periferia romana, lui uno slavo che vive lì da 30 anni, sposato con una del posto, rimasto vedovo, iscritto a pieno titolo nella comunità di quelli che ogni notte buttano le reti. A interpretarli due attori da Leone d' oro: Zhao Tao, musa di Jia Zhang Ke, interprete di quello Still Life da primo premio a Venezia nel 2006, e Rade Serbedzija, protagonista di Prima della pioggia, vincitore alla Mostra del 1994. E nel cast ci sono anche Marco Paolini, attore-affabulatore che interpreta Coppe, l' amico di Bepi, Roberto Citran, che fa l' avvocato, Giuseppe Battiston, Devis, un «caparozzolante», ovvero uno che va per «caparozzoli», le vongole locali. «Pesca proibitissima, che lui pratica di frodo - spiega l' attore friulano, 50 anni -. Un tipo un pò losco, ai margini della legalità». Pratico di quei luoghi lagunari dove ha girato anche La giusta distanza di Mazzacurati, Battiston assicura: «Ormai è molto frequente entrare in un' osteria e trovare dietro il banco un cinese. Non ci si fa neanche più caso, l' importante è che sappia fare bene lo spritz. Del resto, tanti cuochi dei nostri ristoranti sono con gli occhi a mandorla o la pelle scura. Per non dire dei pizzaioli, ormai più egiziani che napoletani». Ma un conto è mandar giù l' oste cinese, sopportare che sia pure donna, un altro acconsentire a una storia d' amore fuori da ogni regola e tradizione. «Il fatto che per uno del posto quell' incontro occasionale possa diventare un sentimento, non solo è incomprensibile ma anche fastidioso agli occhi degli altri - aggiunge Marco Paolini, 54 anni -. Scatta la diffidenza, forse una malcelata invidia. La donna esotica è il sogno di tutti quei pensionati italiani spennati in cambio di una specie d' amore nei paradisi tropicali. E chi non può permetterselo, spesso vagheggia una relazione affettiva con la badante straniera. E' umano. Ma qui è diverso. Quelli della nostra storia sono "alla pari", due battitori liberi, due persone che si incontrano perché di mezzo c' è la poesia». Alla fine due stranieri. «Sì, anche se Bepi per gli altri non lo è più. Lui parla chioggiotto, beve lo stesso vino, fa ridere la compagnia con quel suo estro di parlare in rima. Straniero è colui che non conosci. E che per questo può far paura, divenire bersaglio di stereotipi e tabu». Tutto vero, ma che ne sa un cinese del vino? «E noi che sappiamo del sushi? - ribatte Paolini -. Se sa fare il suo mestiere un oste, cinese o no, si informa, sceglie i giusti fornitori, sonda i gusti dei clienti. E poi è ormai un fatto che gran parte delle attività commerciali in Italia stanno passando in mani agli stranieri. Sia perché fanno offerte irrinunciabili, sia perché il Paese vecchio deve lasciar posto a un mondo più giovane. Tutto questo dovrebbe però accadere con la consapevolezza di un passaggio graduale, equilibrato. L' integrazione si fa se non si creano ghetti e non si lascia fare al mercato senza porre dei limiti. Ma questa è un' altra faccenda: si chiama politica...»

Il regista 34 anni Nato a Dolo, vicino a Venezia, 34 anni, Andrea Segre regista e documentarista da sempre attento al fenomeno dei migranti. Tra i suoi titoli «Marghera canale nord», «A sud di Lampedusa», «Pescatori a Chioggia», «Il sangue verde» sui recenti fatti di Rosarno Esordio «Shun Li e il poeta», il suo primo film di fiction, trae spunto da una storia vera: l' arrivo dietro il bancone di un tipico locale per pescatori di Chioggia di un' ostessa cinese. Che porterà scompiglio anche per il legame amoroso con uno degli avventori. Nel cast, oltre Zhao Tao e Rade Serbedzija, Marco Paolini (anche produttore) Roberto Citran, Giuseppe Battiston.

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