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Corriere mercantile (Spettacoli) – Viaggio con Marco

Gran racconto, ottima band

Successo ieri sera alla Corte di Paolini con “Bestiario italiano”

È ritornato Marco Paolini, grande beniamino del pubblico genovese, che ieri sera ha affollato il Teatro della Corte. Questa volta non è solo sul palcoscenico a dialogare col pubblico con quel suo stile di affabulatore affascinante e inimitabile.
Per presentare il suo nuovo spettacolo “Il Bestiario italiano” si è fatto contornare da sei musicisti – cantanti, tre giovani vocalist, Daniela Basso, Silvia Busato, Cristina Vetrone, e tre giovani musicisti, Stefano Olivan, Lorenzo Pignattari, Francesco Sansalone. È una sorta di coro greco, che commenta musicalmente il viaggio di Paolini attraverso l’Italia, che costruisce la sonorità delle varie regioni, quella sonorità inconfondibile che è anche nei dialetti. Ci sono tanti dialetti in Italia che esprimono il colore e il cuore delle singole regioni, un patrimonio da salvare come sono da salvare i paesaggi in mezzo all’impassibile muraglia di cemento, alla puzza ammorbante delle discariche alla babele della segnaletica che “guida” il malcapitato automobilista lungo le vie d’Italia.
Paolini arriva in scena con un abbigliamento che è già tutto un programma: berrettone di lana, cappotto sistemato alla meglio su un gilè da cui straborda una maglia ribelle che vien fuori dai pantaloni con le bretelle abbassate. Poi via, di colpo, il berretto e il cappotto per cominciare la descrizione geografica dell’Italia, quella che si studiava alle elementari e che forse ancora qualcuno oggi insegna.
Il mestiere di attore è anche quello di viaggiatore, un viaggiatore che osserva, parla e soprattutto ascolta. Dall’Ossario dei Caduti lungo il Piave a Palermo con le luci che si fanno rosse e le poesie di Ignazio Buttitta; è importante ascoltare il suono del dialetto siciliano, come di tutti gli altri, che ci regala storie di sole accecante e di intricate famiglie: qui il narratore Paolini sa intrecciare più voci animando quadretti “veristici” di rara vivacità. Poi si arriva a Catania con il suo quartiere “Cibali”, ma d’un balzo siamo in Friuli e ne ascoltiamo il linguaggio misto di veneto e di ladino. Altra musica, altro poeta, Biagio Marin.

Prova “Godot” in veneto poi arrivano i cani del gas
Ma il viaggio della carovana poetico-musicale riprende dallo Stretto con le tragiche file di colossali tir, e poi su per la Reggio Calabria-Salerno con i nomi dei caselli che ritmano la salita sino a Napoli. Nessuna lingua è più musicale del napoletano; macché dialetto, è lingua: la più teatrale di tutto lo stivale, che i poeti come Salvatore di Giacomo e Ferdinando Russo hanno cesellato nei loro versi. Ma d’un colpo, eccoci di nuovo ad ascoltare il veneto, magari qualche battuta del famoso “Aspettando Godot”: un modo per comporre il mosaico dei dialetti senza pregiudiziali priorità. E poi l’autostrada si fa difficile: viadotti, galleria, passi finché si arriva a Genova, “un amore in salita”, dove soffia la “Tramontanetta” di Firpo e suona “La litania” di Giorgio Caproni. Ma bisogna arrivare a Milano, attraversare la pianura padana tra nebbia e puzza per giungere a Trieste, dove finalmente faremo conoscenza con i “cani del gas” che fanno da sottotitolo al “Bestiario” e che ci attendono pensosi e ironici ai distributori del gas.
Con calma. “Se hai fretta, prendi la benzina” rispondono a modo loro i cani del gas.
Alla fine del viaggio Paolini, che si è cimentato con brillanti risultati come interprete di tutti i dialetti, ci ha fatto capire che nemmeno i veleni delle industrie o il cemento delle costruzioni industriali ci potranno portare via la ricchezza dei suoni, dei ritmi, dei dialetti, di questa coloratissima geografia d’Italia, che è poesia senza barriere: straordinario il finale con il dialogo fra il siciliano Ignazio Buttitta e il veneto Andrea Zanzotto.
E lo spettacolo si chiude con la bellissima voce di Cristina Vetrone che si accompagna con la fisarmonica. Cento minuti tutti da godere per riscoprire l’Italia dal Piave a Palermo. E intanto pensavamo: “Mai Premio Govi, che Marco Paolini ha ricevuto dal sindaco di Genova lo scorso novembre, fu più meritato!”.

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