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eventiaroma – IL SERGENTE

Si moltiplica in un esercito allo sbaraglio in piena ritirata di Russia Marco Paolini, nel suo monologo
di 100 minuti. "Il sergente" ispirato al romanzo autobiografico di Mario Rigoni Stern.
"Il sergente nella neve" a cui si vuole rendere un consapevole omaggio per non affidare all'oblio memorie della storia recente che hanno segnato la storia del nostro Paese.
Solo sul palco con pochi essenziali oggetti simbolici, accompagnato soltanto da un servo di scena a cui sono riservati pochi interventi verbali e alcuni commenti musicali, l'attore sviluppa un lungo racconto poetico sulla tragica epopea dei soldati italiani che nella seconda guerra mondiale dovettero tentare un'impresa fallita persino da Napoleone. Si ascoltano così le loro voci,
colorite di dialetti regionali, accomunate dall'unico desiderio di tornare al più presto in patria e alle prese con condizioni estreme e intollerabili. Emerge allora la dimensione surreale della disperazione e gli sforzi per sopravvivere e conservare la propria dignità umana suscitano un sorriso
dolente negli spettatori grazie a un ritratto minimalista, sobrio e quotidiano di un evento ormai consegnato ai libri di storia e fino a pochi anni fa ancora presente e dilaniante nell'esperienza dei reduci. Paolini rinuncia all'istrionismo, come è sua natura, e si concede una narrazione monocorde in cui la potenza del contenuto non ha bisogno di effetti interpretativi: i suoi personaggi sono ragazzi veri e credibili, svagati e attoniti per la giovane età bruciata in avventura troppo pericolosa e straziante per le loro spalle eppure animati da
quel coraggio della necessità che la guerra impone con la sua mostruosa voluttà fagocitante.
C'è l'accoglienza gentile dei russi spesso non avvertiti come nemici, c'è la
morte ineluttabile dei compagni in una sorte cieca che non conosce ragioni e c'è la speranza di chi resta di arrivare a vedere la fine dell' incubo. E la parola di oggi è la verità di allora nell'oralità del teatro che sa rendere eterna ogni vicenda.

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