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Fiducia o speranza? Paolini torna sulla Luna

Recital: ha chiuso la prima giornata del festival di «Domani».

Un grande applauso dal folto pubblico dell'Auditorium Paganini ha accolto Marco Paolini al suo ingresso in scena, appuntamento serale in chiusura della prima giornata del festival di «Domani», il quotidiano diretto da Stefano Feltri: l'attore ha quindi voluto chiarire subito che «Tornare sulla Luna» - questo il titolo scelto - non sarebbe stato un vero spettacolo, e non un monologo.
E per questo ha voluto che alcuni giornalisti, microfono in mano, sedessero sul palcoscenico, pronti a dialogare con lui: perché - si è scoperto - il tema era proprio il presente, un divagare tra esperienze personali, confronti generazionali e dubbi globali, tra algoritmi e antropocene, letture e ricerche in internet.

«Cogito ergo sim». Qua e là qualche battuta, lasciando trapelare - questa l'impressione - un'incertezza profonda anche sul piano personale: perché in un Paese che dimentica facilmente, quel teatro «civile», come il suo, che fa riaffiorare la memoria - e il pensiero va a «Vajont» o «Ustica» - potrebbe certo trovare infinite fonti narrative, ma troppo facilmente il racconto della storia emana infine sentenze. Si giudica così il passato - e comunque l'indignazione dura abitualmente «meno di un orgasmo». In verità, forse proprio non volendo, un monologo. Il suo essersi arreso alla tecnologia: «Tutto ciò che è nato dopo di me... perché dopo farò prima».
Ma, davanti alla sbarra del telepass, «fiducia o speranza»? Quesito ripreso per il teatro, la politica, la scienza. Già: fiducia o speranza?

Riflessioni. «Parto da quello che sono e non da quello che dovrei essere». Paolini riconosce le proprie debolezze - il McDonald!: un lungo episodio - ma i tanti mesi senza poter fare il suo lavoro hanno portato a nuovi interrogativi. Con la voglia - così è sembrato, malgrado il sentimento di sconforto che affiorava a tratti - di cercare/trovare un nuovo senso al suo scrivere, fare teatro. Marco Paolini - seguito, apprezzato, sin dalle origini, importante la ricerca, il valore del teatro nel sollecitare pensieri, emozioni - ha quindi spiegato quella luna del titolo, facendo riferimento all'economista Mariana Mazzucato: perché è possibile restituire parte del profitto a chi ha finanziato un'impresa. Denaro pubblico. Non poteva essere così anche per i vaccini? Torna la parola consapevolezza. Il pensiero ha viaggiato da Aristotele a Galileo, per le forme del sapere, della scienza. Già: ma se i dati non fossero sufficienti per conoscere realmente? Se fosse necessaria una partecipazione diversa al sapere? Potrebbe essere questa una via del teatro?

La serata si è infine conclusa con un racconto teatrale «vecchio stile», avvicinando il ricordo di una gita scolastica a Parigi con il gruppo Untergunther che, muovendosi nei sotterranei della capitale francese, erano entrati nel Pantheon e fatto ripartire il prezioso orologio Wagner fermo da tempo, «restauro clandestino». Caldo al termine l'applauso per Marco Paolini che, sì, può ridare sia fiducia che speranza al teatro.

 

di  Valeria Ottolenghi

 

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