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Hystrio – Ulisse e il calzolaio. La nuova epica di Paolini

Probabilmente per darne un giudizio critico più vero e più giusto è necessario arrivare alla fine di questo lungo viaggio che Marco Paolini ha intrapreso già da alcuni anni all'interno dell'Odissea e del mito di Ulisse, quando 14 marzo debutterà al Piccolo di Milano con lo spettacolo Nel tempo degli dei, tappa conclusiva del percorso.

Il calzolaio di Ulisse offre il massimo della sua estensione drammaturgica nella forma di un Oratorio fatto di bellissime musiche originali suonate dal vivo da un sorprendente ensemble musicale e dalla voce strepitosa di Saba Anglana che trasformano l'interminabile e per molti versi compulsivo racconto di Paolini, fatto di continue digressioni, convulsi slittamenti di piani narrativi, frequenti divagazioni - alcune congrue alla narrazione, altre un po' forzate (Alcinoo come Prospero) - in un canto lirico irrefrenabile pieno di smottamenti logico-temporali che ne compromettono l'efficacia drammatica.

Si parte da "prima di Ulisse", da Esiodo e dagli Dei dell'Olimpo che ragionano e si comportano come gli esseri umani, per finire con i problemi legati alla nostra contemporaneità: su tutti le moderne migrazioni. Ma quello che non tiene è proprio il filo rosso che dovrebbe unire tutti quegli eventi che, dalla mitologia, passano al quotidiano e viceversa, un filo rosso che possa far diventare il calzolaio di Ulisse («quello che cuci l'otre dei venti di Eolo» secondo Eratostene) un nuovo eroe omerico.

Invece, per l'intera rappresentazione prende il sopravvento il nostos, il ritorno in patria sempre rinviato di Ulisse e l'insieme di episodi già tante volte raccontati con le inevitabili varianti, alle quali Paolini regala comunque la sua modalità affabulatoria ricca di sensi e significati portati a fior di pelle, dove la sua voce si fa canto popolare, ininterrotta melodia di un indicibile che sulla scena acquista forme visibili e concrete. 

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