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I docu-film geografici – “Via Anelli, la chiusura del ghetto”: non emarginare, ma proporre un “abitare conviviale” nel rispetto delle regole

Nel panorama dei documentari-film che si stanno avendo in questo periodo (nuova interessante forma cinematografica che coniuga neorealismo filmico a cronaca civile ben raccontata), è interessante “VIA ANELLI” l’opera di Marco Segato , prodotta dalla Jolefilm di Marco Paolini, e uscita pochi mesi fa (proiettata in alcuni cinema a Padova e pure ad Antennacinema di Conegliano). Nel narrare la vicenda di questo quartiere di Padova, dagli anni novanta abitato prevalentemente da immigrati e arrivato a condizioni di grave degrado sociale (droga, criminalità, appartamenti fatiscenti, persone emarginate…), l’intervento dell’Amministrazione Comunale di Padova che è riuscita a “chiudere” il quartiere impegnandosi però concretamente a trovare agli immigrati (ora lavoratori in Italia da anni) altre collocazioni “sparse”, integrate, in città, tutto questo fa capire che nei nuovi contesti urbanistici sono da evitare le marginalizzazione, le ghetizzazioni; e che la convivenza pacifica passa anche per una “EDUCAZIONE ALL’ABITARE“ da promuovere concretamente verso chi viene (per lavoro) da altre realtà sociali. Insomma per vivere “insieme” in quartieri e condomini dove inquilini italiani convivano serenamente con inquilini immigrati, è necessario porre precise condizioni e regole nel modo di abitare. Perché l’esperienza di Via Anelli non si ripeta.

Il Documentario-film di Marco Segato rappresenta bene questa condizione della necessità di un “abitare conviviale”.

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