tratto

Cerca un articolo

I figli dell’Effetto Domino

Verso Venezia 76 Alessandro Rossetto parla del film tratto dal romanzo di Romolo Bugaro
Il regista padovano: «Un Nordest di sogni infranti e fregature»

I suicidi la finanza che si mangia l'economia reale, la catastrofe di un territorio che per almeno trent'anni è stato sempre avanti agli altri e ora si ritrova stordito, preda di uno smarrimento anche esistenziale. E poi un sogno, una visione che finisce per tramutarsi in un macigno insostenibile da tenere sulle spalle di un piccolo imprenditore del Nordest nato muratore. E ancora, il terna della terza età e dell'allungamento (qua-si) all'infinito della vita che diventa un affare. Sarà una seduta d'autocoscienza e anche - assicura il regista padovano Alessandro Rossetto, 56 anni «un film ardito che si prende dei rischi» Effetto Domino, il lavoro tratto dall'omonimo romanzo di Romolo Bugaro, pure padovano (Nuova edizione Feltrinelli) che lunedì 2 settembre sarà presentato in anteprima alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Sconfini. Un film corale, interpretato dallo stesso nucleo di attori che sei anni fa Rossetto coinvolse per il suo debutto nel cinema di finzione, Piccola Patria: da Diego Ribon a Mirko Artuso, da Maria Roveran e Roberta Da Soller a Nicoletta Maragno e Lucia Mascino. Fino a Marco Paolini, che interpreta il mediatore tra due mondi mai così distanti. Il film è prodotto dalla Jolefilm di Francesco Bonsembiante con Rai Cinema e uscirà nelle sale il 3 settembre in una trentina di copie.

Rossetto, il suo film è il primo che affronta la tragedia che vive il Nordest e il concetto di «effetto domino».
«Nel 2009 ho seguito per un po' una vicenda di reale "effetto domino" sulla quale volevo fare un film documentario. Poi le condizioni produttive non si sono create. Lì si parlava di usura e di mancato pagamento di commesse. Quando ho letto il romanzo di Bugaro ho ritrovato ciò che avevo "visto". Questo mi ha sorpreso. La strutturazione del romanzo era molto interessante perché descrive questi mondi così lontani che attraverso un effetto domino vengono in contatto, ricorrendo a una divisione in "parti" che in qualche modo io ho portato nel film».

Perché solo adesso i tempi sono maturi?
«Diciamo che ci sono condizioni per il lavoro e l'imprenditoria di grande insicurezza e questo è andato aumentando. L'economia reale e la produttività sono sotto scacco rispetto alla finanziarizzazione dell'economia. Poi il lavoro è diventato molto più impalpabile e parcellizzato ed è davvero facile che accada che se uno dei compatti cade, piombi sugli altri».

Si parte dal nucleo di attori di Piccola Patria.
«Per me vale molto l'idea di continuare un lavoro di approfondimento creativo con gli attori del film precedente. E anche mettersi in ascolto delle dinamiche che si erano create prima nell'affidare le parti. Lo stesso si può dire dell'ambiente: c'erano gli alberghi nei film precedente, ci sono in questo, ma io sono ossessionato un po' dalla vita alberghiera».

Il Veneto torna ad avere la capacità di rappresentarsi. Forse perché è in difficoltà?
«Veneto e Nordest sono diventati un territorio mentale e questo significa che sono più atti a diventare territorio di narrazione cinematografica e teatrale; un territorio che sembra essere molto individuabile come figure, abitudini, comportamenti. Poi è vero che una trentina-quarantina d'anni di miracolo nordestino per alcuni aspetti hanno lasciato dietro delle macerie che molto probabilmente rendono interessante e più facile cercare trama nella realtà e farne cinema».

Che impatto pensa avrò questo film?
«Credo che sia un film molto ardito formalmente però avvincente, penso possa esse-re un ottimo spettacolo cinematografico. Il tema dell'infinity life, del transumano, di questo mercato immobiliare che investe sul cambiamento dell'aspettativa di vita sono cose molto interessanti, parlano di ciò che ci sta succedendo oggi, ma anche in futuro. Penso che il film possa attrarre e far pensare al nostro futuro».

L'anziano sembra stare meglio di chi è più giovane.
«Assistiamo a un invecchiamento esistenziale che per ora rende la fascia della terza età più sicura, ma temo che se la fascia della terza età si estenderà, gli anziani non saranno tutti così benestanti. In qualche modo il film parla anche delle possibile fregature che si possono subire e di quanto la commercializzazione della possibilità di prolungare la vita sia un rischio. Molti rischiano di farsi vendere sogni irrealizzabili».

 

click sull'articolo per l'originale

Cerca un articolo