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Il Gazzettino (Pordenone) – Il dramma di Marghera

TEATRO Conclusa al Concordia di Pordenone la "tre giorni" di Marco Paolini

Monologo-denuncia sulla vicenda del Petrolchimico

PARLAMENTO CHIMICO - Storie di plastica di Francesco Niccolini e Marco Paolini, con Marco Paolini. In scena nell'Auditorium Concordia di Pordenone.

Proseguendo nel suo percorso di teatro-denuncia contro tutto ciò che di storto succede in questo nostro benedetto Paese, Marco Paolini - che mercoledì sera ha concluso a Pordenone la stagione di Assoprosa - dopo Vajont e Ustica punta il dito contro il Petrolchimico di Marghera. Ma una differenza tra questi spettacoli-denuncia c'è: se nei primi due si può dire, sintetizzando, che l'obiettivo era uno solo (i responsabili della costruzione della diga o quanti nascondono la verità su Ustica), qui invece il discorso si allarga all'infinito.

Volendo restare in superficie, anche qui c'è un colpevole (chi produce sostanze cancerogene), una vittima (quanti sono morti per aver lavorato quelle sostanze), un denunciante (Gabriele Bortolozzo), un processo (concluso però con un'assoluzione generale). Ma questa parte sembra restare sullo sfondo o divenire un pretesto per raccontare altro, che vedremo essere totalmente collegato a quel processo e alla storia italiana. Quella che racconta Paolini è la storia di un secolo, il '900, i cui effetti stiamo scontando. Forse agli inizi - 1917, nascita di "Porto Marghera" a opera di Giovanni Volpi di Misurata - l'idea (che piaceva tanto ai Futuristi) poteva essere positiva: rinnovare i fasti dell'antica Serenissima con l'industria. Ma la sua concretizzazione ha portato allo sconquasso della laguna - con effetti deleteri sulla stessa Venezia -, al dissesto ecologico, a lavorazioni chimiche dannose per l'uomo.

Sembra, infatti, che la chimica fosse il simbolo stesso di nuovo, di futuro, in Italia e nel mondo. E così, quando nel secondo dopoguerra l'Italia si lanciò sulla chimica, la superficie di Porto Marghera passò dall'equivalente di 400 campi di calcio a una cifra più che tripla e le lavorazioni, già ritenute pericolose, venivano compensate con una gratifica, che i lavoratori accettavano. Dal 1973 tutto doveva cambiare: le fabbriche divenire più sicure e le lavorazioni tutelate, ma... Qui Paolini comincia un'altra storia: quella di finanzieri, politici, imprenditori, di industria pubblica e di industria privata, che per strane alchimie (chimiche, appunto!) a un certo punto si confondono. Se prima c'erano Eni e Montecatini (poi Montedison), alla fine ci sarà "Enimont": ma non è la stessa accusata di aver dato vita alla "madre di tutte le tangenti?". E con quali fondi (neri) ha corrotto tutta la classe politica italiana? Ma con quelli che dovevano servire (dal 1973) a risanare Marghera.

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