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Il Gazzettino (Pordenone) – Nicola, tra rugby e “rivoluzione”

Teatro. La stagione di prosa a Pordenone

Quanti modi ci sono per Quanti modi ci sono per raccontare la vita? Infiniti. Marco Paolini, teatrante di razza, ha scelto la via degli "Album": ne sono già nati quattro, e speriamo che la serie continui. Dall'infanzia alla giovinezza, Paolini racconta l'avventura di crescere di Nicola e dei suoi amici del "profondo" Veneto.

Con "Aprile 74 e 5" quei ragazzini sono già arrivati all'età della maturità e quindi alla scoperta di un mondo fuori di sé, che non è fatto solo di gioco e di sport, ma contempla anche altre realtà: le ragazze, per esempio; o la politica, vissuta non come adesione a una ideologia, ma come "liturgia" laica. E poiché da giovani si è comunque "contro", in una terra così «bianca che più bianca non si può» (Dio mio, sembra passato un secolo ed è ieri!), è naturale che Nicola e gli amici si trovassero dall'altra parte. Ciò che cementa il gruppo è comunque il rugby, facendo parte di una squadra giovanile fortemente voluta da don Tarcisio, il prete che viveva sulla propria pelle il dissenso (alla gerarchia) manifestato all'epoca del referendum sul divorzio. E Paolini è imbattibile nel descrivere un gioco «che sta al calcio, come la Prima sta alla Seconda guerra mondiale». E poi c'è il bar della Jole, rifugio sicuro per un'umanità "minore", ma con certi valori. In mezzo la voglia di "difendere la rivoluzione" (a Cuba, naturalmente), ma si fa strada, magari confusamente, l'idea che anche da noi c'è qualcosa da cambiare, ma senza usare le armi delle bombe che in quegli anni hanno insanguinato l'Italia.

Altre volte abbiamo sottolineato la capacità di Paolini di coinvolgere nei suoi racconti (ci piace richiamare l'idea del "filò") il pubblico, almeno quello che non ha dimenticato la propria giovinezza e che, rivedendosela lì sul palcoscenico, si è divertito, magari anche commosso e ha applaudito, a lungo.

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