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IL GAZZETTINO – Un film contro lo sviluppo indiscriminato

Martedì sono quattro anni dall'aggressione a scopo omicida di Stefano Zulian, presidente del Presidio contro la Zincheria di San Pietro di Rosà. Lo stesso giorno in cui viene proiettato, in concorso, al Torino Film Festival, la manifestazione internazionale dedicata al cinema d'autore diretta quest'anno da Nanni Moretti, "La mal'ombra" dei padovani Andrea Segre e Francesco Cressati, che del Presidio racconta la storia. «Una casualità, ma che cade a puntino», racconta dalla sua casa di Roma Segre . «È indegno che a quattro anni dalle dieci sprangate nel cervello e dai 40 giorni di coma, non si sappia neppure chi è indagato: il tribunale di Bassano non ha chiuso le indagini né archiviato il caso, così non si possono consultare le carte». Il film di Segre e Cressati è l'estensione di "I resistenti del Nord-est" (2006), diciotto minuti dedicati dai due registi all'interno del film collettivo "Che cosa manca" all'affaire della Zincheria di San Pietro, costruita senza valutazione di impatto ambientale sopra una zona archeologica e accusata di sorgere sopra un discarica abusiva di rifiuti tossici. «Quel film era concentrato tutto sul presente. La maggior durata ci ha permesso di approfondire sia l'aspetto legato alla zona archeologica che la sfida elettorale tra il sindaco uscente e la lista civica appoggiata dal Presidio e composta da elementi di tutte le aree politiche, dalla destra alla sinistra, passando per il centro cattolico». Da lontano, quella del Presidio può sembrare un tipico "Nimby", sigla inglese con cui si indicano le proteste contro opere pubbliche riconosciute come necessarie, ma di cui si temono effetti negativi: "Not In My Back Yard", appunto, ovvero "Non nel mio giardino", in italiano. «Quando io e Francesco abbiamo sentito parlare di questa storia temevamo fosse una cosa del genere. Ma poi ci siamo resi conto che non è così e per questo abbiamo deciso di parlarne. Credo che le molle che hanno trasformato questa protesta in qualcosa di molto di più siano state la scelta di tenere un presidio, un luogo fisico dove incontrarsi, riflettere e nel tempo capire che la loro lotta andava al di là; e poi la capacità di Daniele Pasinato di trovare legami con realtà simili, con cui il Presidio si incontra spesso. La sua lotta non è contro lo sviluppo: molti del Presidio sono anziani che ricordano ancora la "puzza delle bestie" di quando ci si riuniva nelle stalle per trovare un po' di caldo. È invece una lotta contro uno sviluppo indiscriminato e senza limiti, che conduce alla disumanizzazione. In fondo quel che dice la signora Clelia, in veneto e con parole semplici, è quello che dice il Nobel Al Gore». Dopo i festival di Roma e Venezia, ora tocca a Torino, ma in concorso: «È importante. Ma non dimentico che non ci saremmo arrivati senza il coraggio produttivo, la coerenza, la precisione, la scommessa economica della padovana Jolefilm di Marco Paolini, capace di investire su nuovi linguaggi e giovani autori, rispettandone la libertà espressiva. Una realtà che fuori Padova ci invidiano e di cui c'è da andare fieri. E voglio ricordare le splendide musiche della padovana Piccola Bottega Baltazar, lodate da tutti». Ma le elezioni a San Pietro come sono finite, poi? «Eh, per saperlo, si deve vedere il film».

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