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Il Manifesto (Visioni) – Paolini nel «parlamento chimico»

Da Ustica a Marghera, due emozionanti racconti «civili» in scena a Roma

ROMA

Sono le ultime sere per il pubblico romano (fino a domenica, all'Ambra Jovinelli) per assistere ai due racconti «civili» di Marco Paolini: I-TIGI Racconto per Ustica e Parlamento chimico - storie di plastica (a sere alterne, oggi il secondo). Sono due percorsi diversi, ovviamente per il contenuto ma anche quanto a stile. Per Paolini costituiscono una sorta di sfida alle leggi della teatralità. Chi va sa che non vedrà «spettacoli» in senso tradizionale, ma sentirà qualcosa a cui prendere parte, da cui potrà lasciarsi o meno coinvolgere, ma che non potrà in ogni caso ignorare o negare. Dell'uno e dell'altro il manifesto ha dato ampio conto al momento dei rispettivi debutti, ma bisogna dire che proprio per non essere delle pure e rigide rappresentazioni, l'uno e l'altro cambiano coi tempi del loro ascolto. Sono due cronache, due racconti di pezzi particolari della storia del nostro paese, entrambi amari e tutti e due senza un «finale» accertato. Ma non è questo l'importante: è fondamentale piuttosto capire quei due processi, destinati entrambi a un termine tragico, ma ancora non chiaro. La loro forza sta nei dati che comunicano, nelle possibilità che offrono allo spettatore di farsi un'opinione propria. Sono due «lezioni di storia», utili per scolaresche in via di apprendimento come per adulti pigri di memoria.

In entrambi i casi Paolini fa oggi a meno della musica o di effetti teatrali. Eppure ogni sera riesce a vincere quella sfida di cui si diceva prima. Perché lui, l'attore/oratore, ha una teatralità straordinaria. È impressionante come la sua tecnica di pieni e di vuoti, di silenzi e di sospensioni, la sua mimica mobile e il suo sguardo scattante, usino un patrimonio che non sarà limitativo definire da «commedia dell'arte», nel senso più ricco e nobile. Il suo fine prioritario non sembra quello di farci capire cosa è avvenuto davvero nei cieli di Ustica in quella notte del 1980, quanto di costringerci a capire in quale sistema informativo viviamo, regolato da bugie ed omissioni istituzionali italiane ed estere. E allo stesso modo Parlamento chimico non racconta solo la grande illusione di Marghera, da Marinetti e dal conte Volpi (quello già presente alle origini di Vajont) fino ai morti per cancro al fegato e alla sentenza veneziana di pochi mesi fa che di quei morti non punisce i colpevoli: dentro c'è tutto, da Mattei a Cefis, e Schimberni e Gardini. Sono loro il teatrino amaro di un processo tragico, che non si può fermare. Ma capirlo, entrarci dentro, è un grande risultato. Marco Paolini ci riesce ogni sera con un pubblico incurante dei tempi (circa tre ore) perché è già un miracolo fermarsi e capire, grazie a un attore straordinario e senza risparmio. Che probabilmente rinuncia per quello scomodo ruolo ad una «carriera» adeguata alle sue possibilità extra-ordinarie.

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