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IL MESSAGGERO – STAGIONI

Le voci del paese e della natura intorno, gli odori, i rumori, le nuvole, le musiche e le luci seguivano le stagioni dei nostri giunchi e del lavoro.» Nascere, crescere, maturare, morire, rinascere in un ritmo circolare: con il loro ciclo naturale, le stagioni possono rappresentare una potente metafora dell'esistenza. Di questa metafora, che concentra in sé i ritmi della natura e 1e vicende umane condizionate da quei ritmi, si serve Mario Rigoni Stern foto D. Dal Zerraro). Il mondo in cui lo scrittore è radicato è quello dell'altopiano di Asiago, il regno dee cervi, degli urogalli, degli abeti bianchi. Di esso conosce ogni sentiero, ogni bosco, ogni apparizione. Nel suo abitat l'uomo parla lo stesso linguaggio delle cose che lo circondano in una sorta di sintonia creaturale (né lirica né patetica) che lo fa percepire pura voce dell'universo come quella di animali, insetti, piante. Come «piccole georgiche del nostro tempo» , le "Stagioni" di Rigoni Stern
narratore ancora una volta «miracolosamente virgilia
no» raccontano le piccole e
grandi trasformazioni della natura che caratterizzano i tempi dell'anno. I piani della narrazione si frantumano tra presente e passato, con brevi annotazioni e veri e propri racconti alternando la prima la seconda e la tersa persona tra ricordi di guerra e di montagna, considerazioni sull'attualita’, piccoli consigli, a voce leggera. Accanto a "Stagioni", suggerisco anche la visione del bellissimo ritratto che Marco Paolini traccia di Rigoni Stern, attraverso un dialogo serrato, nel Dvd della Fandango, perla regia di Carlo Mazzacurati. I capelli e la barba incorniciano la faccia di Rigoni Stern che somiglia a un patriarca del Vecchio Testamento, ma «gli occhi, i movimenti della bocca e certe azioni delle braccia tradiscono la natura di ragazzo mai ammansito».

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