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La Nuova di Venezia e Mestre – Dolo. L’attore dalla parte dei comitati contro chi «compra al chilometro e vende al metro»

DOLO. Fra il tracciato della romea commerciale e l’area di Veneto City c’è un campo di 1 ettaro coltivato a persone (3.500 almeno) che all’adagio del «rassegnarsi bisogna» hanno detto di no. Le loro ragioni sono entrate nel nuovo Bestiario Veneto di Marco Paolini, che in fase di lavorazione aveva incontrato i rappresentanti dei Cat (comitati ambiente e territorio) per conoscere il “loro” Veneto. Ieri ha restituito il favore, raccontando in una distesa di grano il suo nuovo lavoro - Bisogna - e facendo di un carro un palcoscenico. I comitati ecologisti, vedendo quella distesa umana, assaporano tutta la soddisfazione di una lunga fatica e ribadiscono che «quattro gatti non siamo mai stati». Segno che la gente della Riviera se lo tiene stretto il suo territorio fragile e bello. Paolini, che il Veneto lo vive e lo racconta da anni, ne ha di argomenti da snocciolare per dire che il Veneto candidato a capitale della cultura 2019 è una roba che non sta in piedi. Per dire che quella bellezza «a strati, da Venezia alle Dolomiti» rischia di essere appiattita da un’unica colata di cemento, ovvero di centri commerciali (87 in tutto più 17 in progetto), di strade e di rotonde, usate per metterci in mostra i prodotti delle aziende quasi fossero fiere. E in un percorso di oltre 2 ore, cita la saggezza popolare e i grandi veneti della letteratura per parlare di grandi opere, che non sono da contrastare per pregiudizio ma che vanno pensate, e per inchiodare i politici alle loro responsabilità, a cominciare dal quel Terzo Veneto che dovrebbe contenere la Carta di Asiago ma che non è mai stato approvato. «Dopo il primo Veneto, quello della bellezza, e il secondo, quello del cemento, arriva il Terzo Veneto - dice Paolini - ovvero l’arca di Galan dove salvare il salvabile. E poi ci sarà il Quarto e via così finché arriverà un governatore che farà l’Ultimo Veneto!». Perché la terra rende a chi ci pianta i centri commerciali, gente che «compra al chilometro e vende al metro». Ma di terra ce n’è e ce ne sarà sempre di meno.

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