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LA PROVINCIA DI CREMONA

- E alla fine non siamo altro che Miserabili, non troppo diversi da quel sottoproletariato raccontato da Victor Hugo a cui Marx fornì un pensiero per un riscatto possibile e finito nell'edonismo reaganiano... E' questa in estrema sintesi la parabola poco allegra che Marco Paolini e i Mercanti di Liquore hanno tracciato ieri sera al Ponchiellí nello spettacolo in progress Míserabili Io e Margaret Thatcher. Non c'era un posto libero per il `profeta', il moralista' Paolini, un pubblico 'giovane', radicalchic al punto fusto, forse i figli e i nipotini della platea borghese dell'ultimo Gaber di Quando eravamo comunisti... La rassegna DiversaMente-il cartellone 'off' della prosa - ha colto nel segno e regala al pubblico non abituale del Ponchielli la possibilità di sentirsi eccentrico nei confronti di opinioni assodate e ampiamente condivise. Marco Paolini e i Mercanti di liquore costruiscono un recital che alterna con abilità musica e parole, storie di ieri e miserie di oggi.
Il protagonista è Nicola, figlio di ferroviere (alter ego narrativo di Marco Paolini) impegnato in un dialogo alla distanza con la Lady di ferro. Che i mali arrivino da quella signora inflessibile è cosa da non mettere in discussione, almeno a dar retta a Paolinii, nostra e solo nostra è invece la colpa di esserci distratti e aver permesso che le parole mutassero solo in apparenza la nostra condanna di miserabili. Ma dopotutto l'Alzheirner si è portato via sia Reagan che la Thatcher, un annullamento di memoria che ha qualcosa di inquietante nell'incapacità nostra di vederci come il frutto degli inganni dei magnifici anni Ottanta. Così la condizione di Monica la centralinista del call center non è poi cosi' diversa da quella dell'operaio in fabbrica che per cento volte al giorno deve far scendere la pressa... Che liberazione poi poter pagare tutto a rate, senza farsi angosciare dai debiti, anzi la parola debito per i ragazzi è qualcosa di dolcissimo che ha mandato in pensione finitivamente' gli esami a settembre, assicurando estati serene... Parole, parole che mistificano che nascondono una realtà miserabile e di queste parole Marco Paolini e i Mercanti di Liquore cantano la strisciante angoscia, il vuoto che acchiappa tutti, che ci divora nella nostra pulsione ad acquistare e spendere il nostro tempo per riempire un vuoto che non ha fondo. Marco Paolini affianca le sue storie dal Triveneto alle canzoni dei Mercanti di liquore, giustappone uno a finaco dell'altro quadretti di ordinaria disperazione, di illusione di benessere e lo fa con abile dote narrativa, regalando cio' che il pubblico si vuol sentire raccontare, con il medesimo effetto che regalava Gaber. Alla fine si parla sempre degli altri, cio' che viene raccontato non appartiene al singolo, ma e' di quelli che lo circordano. E cosi' la nostra coscienza di lava e il retore e moralista Paolini riesce con abilita' a servire su un piatto gradevole e la sgradevole pornografia del bisogno di mettere a nudo le nostre miserie.

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