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La Provincia – «Vi racconto il mio London»

Marco Paolini domani al Ponchielli in ‘Ballata di uomini e cani’

CREMONA —Tutto nasce come una sfida, una sfida vinta a giudicare dal fatto che per Ballata di uomini e cani. Dedicato a Jack London di Marco Paolini è il terzo anno di tournée. L’appuntamento è per domani e martedì (ore 20,30) al Ponchielli nell’ambito della stagione di prosa.
«Ballata di uomini e cani parte da lontano —racconta Marco Paolini —. Tutto nasce quando mi ritrovai a leggere in una sala d’aspetto della stazione di Bologna, Preparare un fuoco, tradotto da Davide Sapienza. Mi ricordo come gli spettatori e viaggiatori di passaggio ascoltassero,  ma non riuscissero a seguire. Mi sentivo male, la lingua di quel racconto non era teatrale, c’era qualcosa che non funzionava, mi sentivo uno scemo. Il contesto era quello di una performance per ricordare la strage della stazione di Bologna».
Un fallimento...
«Di quelli che poi danno frutti».
E’  lo spettacolo Ballata diuomini e cani?
«Ovviamente a monte sta la mia passione per Jack London, per il suo essere scrittore politicamente scorretto, per la sua vita più avventurosa di un romanzo, ma questo non bastava per motivare uno spettacolo. Impossibile portare in teatro i suoi romanzi e allora sono partito dai suoi racconti: da Macchia, una sorta di vaudeville, a Bastardo, tragedia shakespeariana per due personaggi, un uomo e un cane e per finire il dramma di Preparare un fuoco».
Il racconto che gli spettatori/ viaggiatori di Bologna faticarono a seguire?
«Esattamente. Mi sono imposto di confrontarmi con tre storie che impongono ritmo e sintesi, mi sono sfidato portando in scena delle vere e proprie short stories».
Come ha fatto a rendere seguibili le tre storie, sulla scorta di quanto accadde a Bologna?
«Faccio miei quei racconti, li riscrivo in scena, mi fisso dei punti attorno ai quali è possibile dire di London non usando pedissequamente le sue parole. La sintassi del teatro non lo permette».
C’è poi un aspetto non secondario che è quello legato alla musica...
«Ballata di uomini e cani è strettamente legata a Verd i Narrar Cantando. Ci sono incredibili motivi comuni fra la musica verdiana e la scrittura di London, fra come l’opera italiana e ottocentesca: Verdi, Donizetti e Puccini veniva percepita nell’America attraverso le   trascrizioni per le bande musicali dell’esercito americano».
Poi c’è il termine ballata che richiama un genere specifico di racconto in musica.
«Un termine che appartiene alla tradizione americana con i racconti accompagnati dalla fisarmonica o dal banjo, ma anche alla nostra tradizione con i contastorie. La musica impone un rigore, i musicisti in scena pretendono punti fissi, chiedono all’attore rigore, di essere creativo in uno spazio dato e condiviso».
Quale è il ruolo di Paolini in questa Ballata di uomini e canti. E’ narratore o Jack London?
«Inizialmente i racconti si intrecciavano con la storia di Jack London. Ora l’aspetto biografico è divenuto minimale, rischiava di apparire più romanzesco dei racconti stessi. Alla fine è la voce di Jack London che emerge attraverso i tre racconti, in un continuum narrativo in cui forse faccio Jack London senza esserlo, senza dichiararlo esplicitamente».
Come dire che Ballata di uomini e cani è cambiata dal suo debutto...
«Inevitabilmente, anche se uno spettacolo raggiunge un equilibrio adamantino sul finire della tournée. E’nel momento in cui si riprende lo spettacolo e in cui io e i musicisti siamo lontani dall’affettività che si crea sera dopo sera andando in scena, è allora che si può cambiare qualcosa, che si possono fare aggiustamenti e trovare un nuovo assetto, una nuova lettura».

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