Chissà quante volte, guardando una vecchia fotografia dei nonni o dei bisnonni, avrete provato ad immaginare i volti dei vostri antenati: chi erano, cosa facevano, cosa pensavano? Con l’immaginazione tutto è possibile, perfino convocare una bella riunione di famiglia con intere generazioni e magari provare a raccontarla in pubblico. Certo, in quest’ultimo caso non basta la fantasia, serve anche una straordinaria capacità di narrazione, con il giusto tono e quel pizzico di ironia che dona leggerezza anche a un monologo in cui, con i nonni dei nonni, si parla di ecologia, progresso, siccità, guerre, razzismo. Ci vuole un maestro e lui lo è senz’altro: Marco Paolini. Chi non ha amato il suo racconto del Vajont (il prossimo 9 ottobre, tra l’altro, ricorrono 60 anni esatti dalla tragedia)? Il monologo di impegno civile resta la sua cifra stilistica (ma qualche volta lo abbiamo visto anche alle prese con spettacoli più corali), la formula resiste al tempo e continua ad essere apprezzata dal pubblico, come testimonia “Antenati - The grave party”, una sorta di viaggio nella memoria genetica della specie umana (produzione Michela Signori, Jolefilm).

Paolini, dunque, convoca una mega-riunione di famiglia con gli avi. E così all’appello si presentano 4mila generazioni, ben 8mila nonni, con i quali provare a ragionare anche sulle tematiche che oggi ci affliggono, come l’emergenza climatica. Lui, solo in scena, con le luci (Michele Mescalchin) e le musiche (Fabio Barovero) che nello spettacolo svolgono un ruolo drammaturgico importante, è un fiume in piena. Spazia dal nonno Adelino ai batteri, dal piccolo nucleo africano dalla pelle nera da cui tutti gli abitanti del pianeta della nostra specie provengono (perfino i tedeschi, ci ricorda Paolini) alla mitica Venezia, dalla conta dei geni (2mila negli uomini e ben 28mila nella rucola e 40mila nel mais!) agli influencer.

Un monologo lungo e denso (forse anche troppo), in cui Paolini sceglie con precisione ogni singola parola da usare, parole che magari cambia di replica in replica perché il teatro è sempre work in progress. Ma soprattutto il teatro è il luogo delle domande. E Paolini le rivolge ai nonni della storia. Cosa cerca? Un consiglio sul futuro, sulla nostra specie a rischio di estinzione per catastrofici cambiamenti climatici. Cosa trova? Probabilmente degli esempi di coraggio necessari ad affrontare la vita, proprio quel coraggio che oggi spesso manca ma di cui conserviamo qualche traccia dentro di noi.

Antenati - The grave party
di e con Marco Paolini
4 agosto, Spresiano (TV); 23 Lucera (FG); 30 Saluzzo (CN)

APPLAUSI
Dal concetto di permanenza – che non è immobilità, ma conquista di altri luoghi, fuga dalla realtà – parte il nuovo spettacolo della Compagnia della Fortezza. “Atlantis - Capitolo 1 La Permanenza” sarà in scena fino al 3 agosto nella Fortezza Medicea/Carcere di Volterra. La drammaturgia e la regia sono di Armando Punzo.

E FISCHI
Versione ridotta per quest’anno del Festival Orizzonti Verticali di San Gimignano, diretto da Tuccio Guicciardini e Patrizia De Bari. Senza il finanziamento del Ministero della Cultura gli spettacoli di teatro, musica, danza si concentrano dal 3 al 5 agosto. Tra gli ospiti in programma Teatro Akropolis con “Apocatastasi”.