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L’Unità – Vi presento Jack London

Una cosa che ciascun artista dovrebbe fare è mettersi in gioco, provare, cambiare strada anche quando quella percorsa fino a quel momento sembra essere costellata di alberi ombrosi e fiori bellissimi. Insomma, anche quando hai avuto un bel successo. Sarà d’accordo soprattutto chi ama viaggiare, il mondo va esplorato e prendere nuove strade può essere molto stimolante, sebbene più rischioso, certo. È questo che ci piace di Marco Paolini, la sua voglia di sperimentare, anche quando avrebbe potuto farne a meno. Chi non ha amato il suo Vajont? E il suo canto per Ustica? Il suo modo di fare teatro, le sue narrazioni civili hanno fatto scuola. Perché cambiare allora? Muoversi in piena libertà, lasciandosi guidare dalle proprie piccole-grandi passioni, fa sempre bene e questa Ballata di uomini e cani (in scena fino a domenica al Teatro Argentina di Roma) è uno spettacolo molto diverso dai soliti lavori di Paolini, che evidentemente – considerando anche la sua nuova avventura di produttore cinematografico e musicale – vuole prendersi certe libertà e spiazzare il pubblico. Anche qui c’è un racconto, certo. Anzi tre: Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco, firmati Jack London, considerato soprattutto autore per ragazzi (chi non ha letto Zanna bianca?) che qui si presenta come scrittore vagabondo e solitario, autore di storie selvagge ai confini tra Canada e Alaska. In questa ballata c’è soprattutto un viaggio musicale. Chitarra (Lorenzo Monguzzi, il suo album d’esordio finalista al Premio Tenco 2013 è stato prodotto da Paolini), clarinetto (Angelo Baselli), fisarmonica (Gianluca Casadei) accompagnano, o meglio completano, la narrazione di Paolini, dove musica e parole diventano tutt’uno e risuonano tra grandi bidoni che si fanno nascondigli o strumenti musicali, mentre su, in alto, restano sospese piccole e frammentate superfici bianche sulle quali scorrono colori e immagini. Lui, Paolini, si presenta al suo pubblico per raccontare storie di avventura e di libertà, di paesaggi selvaggi e di speranze, di vita e di morte, e anche storie di cani. Eh sì, i cani, così importanti nei racconti di Jack London. Cani con una loro personalità, cani ribelli come Macchia, che ne combina di tutti i colori ed è l’unico cane da tiro che non tira; cani in continua lotta con il padrone, come Bastardo, che tenta come può di prevalere sul padrone Black Leclèr; cani che amano il proprio proprietario, come accade in Preparare un fuoco. Un racconto di viaggio in musica, dunque, che parte dalla vita dello scrittore per esplorare la sua visione del mondo attraverso gli animali e per riflettere, in fondo, sulla nostra perenne lotta per la sopravvivenza. E poco importa quale sarà l’esito finale. Proprio come accade per questo spettacolo, l’importante stavolta è aver giocato.

Francesca De Sanctis

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