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Medusa – Le avventure di Numero Primo

Marco Paolini, Gianfranco Bettin
Le avventure di Numero Primo
Einaudi, 2017

Nel suoi connotati mainstream, la letteratura italiana contemporanea fatica ancora a incuriosirsi alla fantascienza e, confusa da internet e oggetti strani come i cambiamenti climatici, si rifugia spesso nel passato, o in una realtà alternativa dove non esistono monitor o almeno vaghi concetti di automazione. Muovendo da questo scenario non può che essere un’ottima notizia la pubblicazione di romanzi come Le avventure di Numero Primo, una favola speculativa che si prende la responsabilità di raccontare uno dei possibili mondi a venire, un mondo in cui i problemi dell’agricoltura sono stati risolti da sciami di insetti robotici programmabili grazie alle nanotecnologie, un mondo in cui il profilo industriale di Porto Marghera è stata riconvertito dagli iceberg della Nevemar, un’eccellenza italiana capace di congelare istantaneamente l’acqua della laguna quando la marea supera i livelli di guardia. È un mondo in cui può nascere Numero Primo, un bimbo concepito da un’intelligenza artificiale:

Numero Primo agiva sul prossimo come un debrutalizzatore. Era come se la sua presenza attivasse un’attenzione reciproca tra lei persone, che si estendeva al mondo circostante e cose, anzi, a tutto il mondo. Agiva sulla qualità della presenza, dei sensi, del ragionare, del volere, di chi gli stava intorno.

Proprio come il loro protagonista, Paolini e Bettin non sembrano temere il nuovo e il diverso. Fuggiti dalle gabbie di utopia e distopia, libri come questo aiutano a raccontare a un pubblico generalista che il Progresso Tecnologico, com’è ovvio, può migliorarci o sabotarci, darci la vita e ucciderci.

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