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Oggi.it – L’Ulisse di Paolini al Piccolo dà uno schiaffo agli dei

Al teatro Strehler di Milano Marco Paolini nell’ultimo viaggio immaginario dell’eroe omerico. Che fiero di essere uomo sale all’Olimpo per rinunciare all’immortalità

Nemmeno dopo il ritorno a Itaca e la strage dei Proci, Ulisse può aver pace. L’uomo ha vissuto pericolosamente e ormai si muove con  l’andatura pericolante di un vecchio, ma nonostante gli acciacchi dell’età riprende il suo viaggio. Probabilmente l’ultimo. Gli è rimasto da regolare un vecchio conto. Sa dove andare. È armato di un remo e sotto le mentite spoglie di un calzolaio, sale verso l’Olimpo per avere un ravvicinato e un po’ sfacciato vis à vis con gli dei.

COME UN’APPENDICE ALL’ODISSEA - Nel tempo degli dei – Il calzolaio di Ulisse è come un’appendice al racconto dell’Odissea, immaginata e portata in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano dall’attore Marco Paolini con la regia di Gabriele Vacis. Sono passati quasi tremila anni. Ma il personaggio non ha perso smalto. In bilico tra passato e presente il più astuto dei guerrieri da un lato si esprime e ragiona col linguaggio della contemporaneità, ma dall’altro mantiene aperte le frequenze con gli dei. Va loro incontro (o forse contro) sulla strada che sale verso la sommità dell’Olimpo e il rumore dei suoi passi viene subito riconosciuto.

LA RICOMPENSA – Gli immortali insistono. La ricompensa che offrono è di quelle che non si possono rifiutare: la vita eterna. Ma in un’epoca come la nostra in cui la scienza sembra in grado di prolungare la vita oltre ogni limite, il messaggio dell’Ulisse di Paolini va in direzione opposta. Il protagonista di mille avventure, che ha vissuto e assaporato fino in fondo la bellezza e la grandezza della dimensione umana, sfacciatamente se ne frega, gira le spalle all’Olimpo, al mondo degli dei e al tedio dell’immortalità.

LA VERSIONE DI PAOLINI – «Restare umani», spiega Paolini, «sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante quando diventare semi-dèi appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante del pianeta. Ulisse per me è qualcuno che di dèi se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere». Omero approverebbe.

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