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Ulisse-Paolini strega il Romano con un antieroe fuori dal tempo

ESTATE TEATRALE. Lunghi applausi e un bis per «Il calzolaio di Ulisse» che ha debuttato ieri sera in riva all'Adige.

Spettacolo ricco di letture che contamina il racconto omerico con rimandi all'attualità Grande prova dell'attore-autore, accompagnato dalla straordinaria voce di Saba Anglana.

C'era una volta Ulisse eroe dell'astuzia, uomo «polutropos» i cui mille volti sono lo specchio di altrettante sfide e viaggi, tra inganni degli dei abilmente superati, amori cui resistere, lusinghe per mare e battaglie per terra, e, su tutto, la nostalgia del ritorno in patria dopo un lungo esilio, zona franca dell'avventura. Sul palcoscenico del teatro Romano ci appare invece un Ulisse stanco, vecchio, gravato da quel remo che porta sulle spalle e ancora prima da un bisogno corporale: nulla di più prosaicamente umano, nulla di meno poeticamente eroico. Ecco, appare così l'Ulisse di Marco Paolini in questo complesso quanto su estivo e ricchissimo Calzolaio di Ulisse che ha debuttato ieri sera come secondo appuntamento di prosa dell'Estate Teatrale (repliche stasera e domani sempre alle 21.15) travolto dagli applausi del pubblico.

Si tratta della riscrittura da «Omero e dintorni» (uno sguardo allargato a tutti i classici che di Ulisse hanno scritto) di Paolini, che è anche protagonista, e Francesco Niccolini per la regia di Gabriele Vacis, produzione Jolefilm. Complesso, dicevamo, il lavoro realizzato dall'autore-attore, che scarta la strada più battuta, il racconto dell'avventuroso esilio, per narrarci invece un Ulisse alle prese con la disillusione del dopo: quando il viaggio è finito, quando il ritorno si compie, l'antico eroe, ex eroe, si trova di fronte un mondo abbruttito, un'umanità vagamente rimbambita, tra scempi ambientali, dipendenza da social., torri gemelle che crollano, dove l'Olimpo diventa uno «chalet Olimpo» dal quale uomini-formiche come sherpa salgono portando agli dei capricciosi bellezza e ricchezza e ridiscendono carichi di immondizie (insomma un Olimpo metafora dell'Occidente che consuma e devasta). Il buco nell'ozono diventa il buco nell'Olimpo. I Proci? Gente che voleva rottamare il vecchio governo. E perfino Polifemo chiuso nella sua grotta diventa un Osama Bin Laden che parla col mondo solo con i suoi video-tape.

Ecco, il presente con le sue follie irrompe con prepotenza di parole, rimandi ed echi in questo Ulisse alla maniera di Paolini, e fa da costante controcanto alla vicenda antica, che pure conserva tutta la sua forza e anzi la ritrova rinnovata.

La narrazione parte dall'incontro di Ulisse con un ragazzo che avvera il vaticinio di Tiresia: Ulisse dovrà camminare dal mare verso la montagna con un remo sulle spalle e solo quando incontrerà un uomo che gli chiederà che cos'è quel legno potrà fare ritorno ad Itaca. L'incontro è con un giovanissimo capraio; il bravo Vittorio Cerroni, al quale Ulisse-Paolini racconta, come in un flash-back, le sue avventure. Ma, a legare vecchi miti e più attuali terre desolate, resta la suggestione della musica: c'è la voce ricca di echi antichi di Saba Anglana, c'è l'accompagnamento degli ottimi Lorenzo Monguzzi ed Emanuele Wiltsch. C'è la straordinaria voce di Paolini. Ed è qui che lo spettacolo, pur cosi trabordante di riferimenti e accenni, trova la sua unità, la sua forza: nel mettere al centro il canto.

L'azzardo della stratificazione, del fare della vicenda dell'ultimo eroe, di quel signor Nessuno protagonista di una delle storie più antiche del mondo, una storia di sempre e dunque di oggi (che poi, non sono i miti verità mai accadute ma sempre vere?) si risolve e scioglie nella fedeltà alla musica, al ritmo, alla parola che fluisce, che strega, incanta, avvolge, trascina. E l'omaggio all'aedo cieco (chissà mai se è esistito) che ha regalato all'umanità il dono più straordinario: appunto, il canto, possiamo chiamarlo anche poesia.

Perché tante peregrinazioni, perché tanto andare? «Perché i posteri avessero il canto», dice Ulisse-Paolini davanti al figlio Telemaco ritrovato: il canto, immortale, guiderà anche lui.

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